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La nascita del termine 'Pagano' - parte II

Come si è passati dall'equazione "pagano = abitante delle campagne" a quella, ben diversa, di "pagano = non cristiano"? Con un piccolo balzo temporale tentiamo di spiegare l'origine del significato più comune e diffuso tra le masse di questa parola.

Una prima ipotesi si basa appunto sull’etimo originale della parola .
Fino al IV secolo CE, infatti, il cristianesimo era una religione fondamentalmente ancorata alle città. Le prime chiese erano comunità urbane (Antiochia, Alessandria, Corinto, Roma) e i missionari tendevano a diffondere il vangelo di città in città, escludendo quasi completamente le campagne circostanti.
A questo si deve aggiungere il radicale conservatorismo dei villaggi, che impediva il dilagare dell’evangelizzazione, la demonizzazione degli antichi dei e l’eliminazione dei riti tradizionalmente connessi alla fertilità o alla protezione di campi e persone.

Si può tranquillamente – e storicamente – affermare che il processo di cristianizzazione delle campagne non si poteva dire concluso nemmeno a VI secolo inoltrato, quando ormai vigeva da tempo il divieto di appartenere a culti pagani. Il fatto che siano pochi i casi documentati di violenza o ribellione aperta dei contadini nei confronti della nuova religione è spiegabile semplicemente constatando come le leggi contro il paganesimo fossero imposte in modo molto meno rigido nelle campagne che non nelle città; più spesso, poi, i governatori locali si lasciavano facilmente corrompere col pagamento di qualche balzello, lasciando i contadini liberi di celebrare gli antichi culti.
Paradigmatico è l’episodio di papa Gregorio Magno il quale, alla fine del VI secolo, scoprì che in Sardegna gran parte degli isolani pagavano di buona lena una tassa al governatore dell’isola, pur di poter praticare in pace il culto dei padri.

Tutto ciò avrebbe portato, quindi, i cristiani dell’epoca ad eguagliare l’idea di ‘campagnolo’ a quella di ‘non-cristiano’: ‘Ex locorum agrestium compitis et pagis pagani vocantur’ (Paulus Orosius, ‘Histories Adversum Paganos’).

 

Una seconda spiegazione della traslatio si basa su un uso della parola paganus che ritroviamo in età imperiale; tale parola veniva spesso utilizzata in questo periodo come contrapposta a ‘militare’: pagano era, più o meno, il ‘civile’, ovvero colui che non entrava nell’esercito.
I cristiani, dal canto loro, usavano etichettarsi come ‘miles Christi‘ – soldati di Cristo. Con queste premesse, fu poi facile etichettare come pagano chi non entrava nell’armata della chiesa, ‘qui in militia non ascribebantur’ (Domenico e Carlo Magri, ‘Hierolexicon sive sacrum dictionarium’).

 

Una terza spiegazione, proposta da Christine Mohrmann, spiegherebbe la traslatio secondo la tesi per cui il termine paganus sarebbe stato utilizzato semplicemente per denotare un qualsiasi outsider, una persona cioè che si poneva al di fuori di una certa comunità o gruppo di persone.
Secondo questa tesi, dunque, i significati di ‘abitatore delle campagne’ e ‘civile’ sarebbero null’altro che mere specializzazioni.

I cristiani dell’epoca non avrebbero fatto altro che creare un’ulteriore specializzazione del termine, ponendo come gruppo appunto la comunità dei credenti in cristo; chi ne rimaneva fuori era un outsider, un pagano: ‘qui alieni a civitate Dei ex locorum agrestium conpitis et pagis pagani vocantur’ (Paulus Orosius, ‘Histories Adversum Paganos’).