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Precatio Terrae Matris

Questa preghiera, attribuita erroneamente ad Antonio Musa, medico dell'imperatore Augusto, è uno splendido esempio di poesia religiosa. Dedicata alla Mater Magna, era utilizzata nell'atto della raccolta delle erbe medicamentose, i cosiddetti 'Semplici'.

“Terra, Dea sancta, madre della natura,
che di giorno in giorno generi e rigeneri tutte le cose;
sola tutela dei viventi,
e perciò arbitra del cielo, del mare e di tutto;
per te tace la natura e dorme,
tu rinnovi la luce e fai fuggire la notte:
tu copri l’ombre di Dite e l’immenso caos;
i venti e le piogge, nel loro tempo, li trattieni
e, quando ti piace, li disfreni e sovverti i mari
e fughi il sole e susciti le procelle
e, quando vuoi, mandi fuori il lieto giorno.

Con perpetua fede porgi alimenti alla vita,
e, quando l’anima si sarà allontanata, in te è il nostro rifugio:
così tutto ciò che dai, in te ricade.
Meritatamente sei chiamata la Magna Mater degli dei,
perché vincesti in amore le potenze divine.
Tu sei veramente madre dei viventi e degli dei;
senza te nulla può maturarsi e giungere al nascimento;
tu sei grande, tu sei regina e dea degli dei.
Te, o dea, adoro e invoco la tua potenza;
benigna concedimi ciò che ti chiedo,
e ti renderò giuste grazie, o dea.
Esaudiscimi, come tu soli, ti prego, e sii propizia ai miei disegni;
ciò che ti prego, o dea, voglimi concedere.
I Semplici, quanti ne genera la tua grandezza,
tu li dai, per la loro salute, a tutte le genti:
questo tuo medicamento ora tu accordami;
venga a medicare con le sue virtù.
Qualunque cosa farò con essi, abbia buon esito;
a chiunque li darò, chiunque da me li riceverà,
falli sani in ogni tempo.
T’imploro, o dea, che a me
la tua grandezza conceda ciò che supplice ti chiedo.”