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Ad Lunam

Ancora dai Romani ci giunge questa splendida invocazione alla Luna, composta da uno sconosciuto Claudio intorno al 280 CE. Semplicemente incantevole la descrizione delle fasi dell'astro argentato, chiamato con alcuni dei tanti nomi attribuiti alla Dea ed invocato col suono leggiadro di cembali e sistri.

“Luna, bellezza del mondo, enorme astro del grande cielo;
Luna, compagna del Sole, splendore errante, fuoco e rugiada;
Luna, madre dei mesi, che rinasci nella numerosa prole dei giorni!

 

Tu reggi la biga nel cielo stellato opposto al Sole;
al tuo ritorno, il Giorno accoglie le Ore fraterne;
te riguarda il padre Oceano a ogni giro dell’asse;
a te respiriamo le terre, tu cingi di legami il Tartaro;
tu rinnovi col sistro la bruma, tu crolli i cembali!

 

Iside, o Luna, Cerere, celeste Giunone, Cibèle!
In periodi alterni, tu sommersa porti il tuo lume,
e lo riporti e lo rinnovi, in periodi alterni;
allora scemi, quando appari; allora piena risorgi,
quando scemi; sempre riscresci, quando il tuo disco decresce.

 

Qui sii presente, dea, e sii più mite alle nostre preghiere;
e sotto il luminoso giogo raffrena concordi i tuoi giovenchi,
perchè la Fortuna giri la ruota, e venga presto la prosperità!”