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Storia di una Stella - parte III

Tra Rinascimento e Ottocento, l'ultima parte della storia del pentagramma, la stella a cinque punte.

Proseguendo nella storia del pentagramma ci ritroviamo nel Rinascimento, il periodo del ritorno di Platone e del neoplatonismo, della magia naturalis e del paganesimo antico e dell’elaborazione del concetto di prisca theologia. Personalità come Marsilio Ficino e Giovanni Pico della Mirandola – solo per ricordarne alcune – saranno coloro che tenteranno di legittimare quelle scientie - provenienti direttamente dal medioevo - come l’astrologia, la geomanzia, la fisiognomica, l’alchimia e la magia latu sensu proprio in un periodo di grandi tensioni nel quale si tentava di condannare ed eliminare tali pratiche ritenute diaboliche e perverse.

Il principio base della magia naturalis che si sviluppa in questo contesto è quello della simpateia tra simile e simile, tra microcosmo e macrocosmo: ‘ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per le meraviglie di una cosa unica’ recita l’incipit della Tavola di Smeraldo attribuita ad Ermete Trismegisto.
Ed è proprio come simbolo dell’uomo-microcosmo che ritroviamo il pentagramma, accostato alla figura umana a braccia e gambe spiegate che appunto ricorda la forma di una stella a cinque punte, immerso in un universo fitto di legami sottili ed invisibili agli occhi di chi non sa guardare, connessioni che legano ad esempio gli astri e le stelle – il macrocosmo – all’uomo e lo influenzano proprio per il principio simpatico.

Uomo-microcosmo di Agrippa
È in questo filone che si innestano iconografie – e filosofie – come quelle di Cornelio Agrippa che, nel suo De occulta philosophia del 1533, al capitolo ‘De humani corporis proportione et mensura  harmoniaque’ inserisce l’immagine di un uomo inscritto in un doppio cerchio circondato dai simboli planetari di Marte, Giove, Saturno, Mercurio e Venere; gli arti e la testa sono collegati da linee che formano appunto un pentagramma.
Altri esempi simili possono essere ritrovati all’interno del Calendarium Naturale Magicum Perpetuum di Tycho Brahe, del 1582 – dove i vertici della stella sono invece collegati alle lettere ebraiche YHSVH e gli elementi – e, ovviamente, nel famosissimo Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci.

 

Testa di Capro di LeviL’ottocento è segnato dalla nascita di numerosi ordini magici ed esoterici, all’interno dei quali il pentagramma rivive momenti di intenso interesse, utilizzato e letto secondo simbologie spesso nuove e non sempre felici.
È probabilmente ad Eliphas Levi, famoso occultista francese dell’ottocento, a cui si deve la tanto diffusa interpretazione maligna del pentagramma rovesciato: Levi infatti sovrappose a questo simbolo l’immagine della testa di capro di Baphomet, immagine che verrà poi ripresa, spesso e volentieri, nei tempi a venire come simbolo di svariate correnti sataniche – o presunte tali.

Comunque sia, sarà la simbologia dei gruppi esoterici di questo periodo – come la Golden Dawn – che verrà ereditata e rielaborata dal Neo Paganesimo del terzo millennio, che farà del pentagramma uno dei simboli più utilizzati all’interno dei suoi vari movimenti religiosi, in particolare nella Wicca