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Storia di una Stella - parte II

Prosegue la storia del pentagramma, attraverso l'antica Grecia, la Roma repubblicana fino al Medioevo.

Spostandoci in Grecia troviamo la stella a cinque punte collegata a Pitagora e la sua scuola – dunque intorno al 500 BCE circa – dove veniva considerata simbolo di ordine e perfezione e chiamato Hygieia, ovvero ‘salute’, lo stesso nome dell’omonima dea.

Appartenenti ad una scuola filosofica che poneva il numero come struttura base dell’essere, che vedeva i numeri come le strutture razionali del reale e del pensiero che pensa il reale, i pitagorici non poterono rimanere indifferenti alle peculiarità geometriche del pentagramma, in cui alcuni segmenti sono la sezione aurea di altri. Fu probabilmente grazie al pentagramma e alle sue caratteristiche che i greci scoprirono i numeri irrazionali che tanto sconvolsero Pitagora e la sua scuola, che si vide venir meno il presupposto principale della sua elaborazione scientifica.
Secondo autori come Walter Burkert, la nostra stella avrebbe avuto un significato così speciale per i pitagorici da avere un significato segreto per essi, e fu utilizzata come una sorta di simbolo di riconoscimento della scuola.

 

A Roma, invece, troviamo il pentagramma in una serie di monete dell’età repubblicana associato a simboli come capitelli corinzi, squadre, basamenti di colonne e altri oggetti che fanno pensare ad un collegamento della stella con la professione del costruttore.   

 Un talismano dalla Clavicula Salomonis

Nei testi Medievali di magia il pentagramma riveste spesso il ruolo di simbolo protettivo, sotto il nome di ‘Sigillo di Salomone’; questo nome si collega al leggendario re d’Israele che avrebbe ricevuto direttamente da Dio il potere di sottomettere i settantadue spiriti infernali e che avrebbe poi scritto dei veri e propri grimori, il più conosciuto dei quali è appunto la Clavicula Salomonis.

Al di là delle leggende e dei falsi storici, dal medioevo ci sono pervenuti tutta una serie di testi di magia – molti composti sotto la diretta influenza della cultura Araba - che spesso e volentieri fanno uso e menzione della nostra stella, anche se meno di quanto spesso s’immagini; ad esempio, proprio nella suddetta Clavicula, all’interno del capitolo dedicato ai talismani su 54 figure il pentagramma è utilizzato solo due volte.

 

Il pentagramma compare nella leggenda di ‘Sir Gawain e il Cavaliere Verde’, uno scritto inglese datato attorno il 1380; in esso si mescolano i temi della cavalleria, influenze cristiane ed elementi di mitologia celtica.

Sir Gawain e il cavaliere verdeNei versi 619-65 troviamo la descrizione dello scudo di Gawain, che porta inciso un pentagramma dorato: “it was bright red gules, / painted with a pentacle of purest gold. […]It is a figure with five fine points […]the English, I hear, / most often call it the Endless Knot.
I versi successivi dispiegano la simbologia del ‘nodo senza fine’, strettamente collegata al numero cinque e al suo quadrato e immerso in un’ottica che, pur se fortemente cristianizzata, trasporta con sé l’eco dell’antico sostrato su cui si è sviluppato lo scritto.
Il pentagramma dello scudo rappresenta i cinque sensi perfetti del cavaliere e le sue cinque dita – probabilmente un riferimento all’abilità nel maneggiare le armi; ma rappresenta anche le cinque ferite di Cristo da cui Gawain trae la sua fede(“and all his faith in this world was in the five wounds / that Christ carried on the cross”), le cinque gioie della Regina dei Cieli da cui dipende il coraggio del cavaliere (“his courage came from the five joys / the high Queen of Heaven had of her child”) e le cinque virtù sociali: generosità, carità, purezza, gentilezza, compassione.