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Empatia e Teoria della mente

Empathea, ovvero sentire dentro l'altro, capirne i sentimenti altrui attraverso l'immedesimazione. Recenti studi ne hanno individuato i circuiti cerebrali.

picassoChi non ha mai provato imbarazzo per qualcun altro o ha sentito risuonare la propria anima e il proprio corpo degli stessi sentimenti di qualcun altro, di un attore particolarmente immedesimato in un ruolo drammatico o di un amico in una situazione imbarazzante.

Empatia deriva dal greco Empathea e significa semplicemente sentire dentro l’altro, ovvero capirne gli stati emotivi mediante l’immedesimazione.

“Volgarlmente” è una bella virtù che deriva dall’animo, ma in realtà ha delle precise basi neurali.
Interessanti studi con Risonanza Magnetica Funzionale individuano, infatti, nelle aree prefrontali una maggiore attivazione quando i soggetti che stanno guardano delle immagini o un film sperimentano delle emozioni in sintonia con quelle dei protagonisti.
Le aree in questioni sono posizionate nella parte superiore e prefrontale del cervello, in una zona che, per capirci, va dall’area orbitale ( in linea con l’occhio) alla fronte…più scientificamente diremo le aree ventromediali, e nel dettaglio, all’interno di queste, le aree 9 e 10 seguendo la classificazione di Broadmann.

Le aree in questione si attivano anche in corrispondenza dei cosidetti compiti di teoria della mente ( test di Sally e Anne, Faux pas) ovvero compiti che prevedono non tanto intelligenza sopraffina, quanto comprensione delle dinamiche mentali dei protagonisti.

Effettivamente, a livello intuitivo, tale considerazione appare scontata e lapalissiana visto che Empatia è proprio individuare e quindi sentire le emozioni altrui.

Interessanti studi correlano negativamente l’Empatia con un altro costrutto psicologico: l’alessitimia.
L’alessitimia ovvero il deficit della comprensione dei propr stati emotivi sarebbe quindi congiunta all’empatia, ovvero riconoscere se stessi è indispensabile per riconoscere gli altri e/o viceversa.

La massima cartesiana “Conosci te stesso” sembra, allora, ulteriormente avvalorata da queste ricerche neuroscientifiche.

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