Cure: se la fiamma brucia ancora… (2)

Continua il nostro percorso attraverso la carriera dei ragazzi immaginari

(leggi la prima parte)
Negli anni seguenti le produzioni dei cure subiscono una brusca virata verso contenuti più psichedelici e con pezzi più propriamente pop (sono gli anni di Japanese Whispers, The Head On The Door, The Top e Kiss Me Kiss Me Kiss Me) pur mantenendo il loro stile unico e inconfondibile.

Questo, almeno fino al 1989, l’anno di Disintegration che contiene quello che è il loro pezzo più famoso, Lullaby.
Disintegration, per certi versi, è un ritorno al passato, un recupero di quello che è stato lo spirito di Pornography, sia pure con sonorità nuove e dal respiro più ampio, quasi sinfonico.

Gli anni ’90 sono gli anni di Wish e Wild Mood Swings, altre gradevoli concessioni al mondo del pop, intervallati da alcuni live e raccolte dal carattere puramente commerciale, e comunque di scarso successo.

E finalmente approdiamo al 2000, anno di Bloodflowers che lo stesso Robert Smith considera come la conclusione di una ideale trilogia iniziata con Pornography e proseguita con Disintegration.

La continuitá di Bloodflowers con i due album menzionati viene curiosamente suggerita dal titolo stesso: il sangue scorreva copioso nei testi (e veniva evocato anche dal rosso della copertina) di Pornography, ed i fiori erano l’elemento caratteristico della grafica di Disintegration. I “fiori di sangue” sembrano dunque costituire il ponte che unisce due tra i dischi più belli ed intensi composti dai Cure.

Ma qesto terzo è molto più amaro e pessimista dei precedenti: se, infatti, in Pornography la rabbia ed il desiderio irrealizzabile di giustizia avevano come unico possibile sfogo la fuga nel mondo delle allucinazioni e dei sogni indotti dalle droghe e in Disintegration nell’altrettanto confortante mondo dei ricordi di un passato felice, in Bloodflowers le urla rimangono inascoltate, sospese nel nulla di un’incomprensione senza fiato, tra un qualcosa che non è più e qualcos’altro che mai sarà, senza la possibilità di una risposta né di una qualsiasi via di fuga.

Visto che il cerchio si chiude, e visto anche il modo in cui si è chiuso, è naturale pensare che Bloodflowers sia anche il capitolo conclusivo dell’esperienza musicale dei Cure.

In realtà, però, si tratta solo di incontrollate voci di corridoio che, se proprio vanno ascoltate, hanno anche una controparte: secondo un’altra voce di corridoio, infatti, avrebbero quasi terminato di registrare in studio il loro nuovo disco che, però, uscirà con un notevole ritardo per non intralciare la vendita del loro “Best of” recentemente uscito.
Non ci resta che attendere, quindi, saltando magari a piè pari la raccolta, per scoprire se il fuoco non è ancora spento, cosa rimane ancora da bruciare.

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