Joy Division: per creare un mito bastano meno di 3 anni

Dalle origini del gruppo alla tragica fine del loro leader

La storia dei Joy Division inizia a Manchester il 20 luglio del 1976, durante un concerto dei Sex Pistols supportati da due band locali, Slaughter and The Dogs e i Buzzcocks al loro debutto: la leggenda vuole che questo evento abbia ispirato Peter Hook, Bernard Sumner e Terry Mason a formare una band. Alcuni giorni dopo i tre andarono per le strade della città attaccando sui muri dei volantini in cui annunciavano di cercare un vocalist per formare una band.

Ian Curtis, che tra l’altro era anch’egli presente al concerto di alcuni giorni prima, rispose all’annuncio.

La band si formò con Peter Hook al basso, Bernard Summer alla chitarra, Terry Mason alla batteria e Ian Curtis alla voce.
Al gruppo fu dato di nome di Warsaw, prendendo spunto dalla canzone Warszawa di David Bowie.

Il loro primo concerto ebbe luogo il 29 maggio del 1977 insieme alla stessa band dei Buzzcocks e si tenne all’Electric Circus di Manchester.

Il nome Warsaw si tramutò nel 1978 nello storico nome per evitare problemi di confusione con il quasi omonimo gruppo dei Warsaw Pakt che aveva da poco pubblicato un LP. Joy Division era il nome che veniva dato alle baracche femminili dei campi di concentramento nazisti.

Musicalmente eredi dei Velvet Underground e di Iggy Pop, i Joy Division, risentirono dell’esperienza punk creando un sound cupo e morboso sostenuto da liriche spesso visionarie e catastrofiche che risentivano dell’influenza che letture come
Burroughs o Ballard avevano avuto su Curtis.

Il 27 dicembre ‘78 la band tenne il suo primo concerto a Londra, che si rivelò un fallimento totale. Ian Curtis fu colto da un violento attacco epilettico poco dopo il concerto: l’epilessia di Ian, sebbene in modo più o meno violento, fu comunque una costante nei concerti dei Joy Division e ispirò lo stesso Ian a scrivere She’s lost control.

Dopo aver registrato alcune sessioni alla BBC, grazie a John Peel, nell’aprile del 1979 venne pubblicato il loro primo album, Unknown Pleasures, che si caratterizza già dalle prime note per il senso di sofferenza, di disagio, di inquetudine interiore.

Dopo un tour europeo con i Buzzcocks, che li proiettò come stelle di prima grandezza nel panorama musicale mondiale, nel 1980 venne pubblicato Closer, seconda fatica del quartetto di Manchester: Ian Curtis scelse due fotografie in bianco e nero di statue neoclassiche di Staglieno (Genova) per le copertine di due suoi lavori.

Nell’aprile del 1980 Ian, oppresso dallo stress e dalla malattia, tenta per la prima volta il suicidio tramite un’overdose di barbiturici.

Il 18 maggio, alla vigilia dell’inizio del loro tour americano, dopo aver convinto la moglie a passare la notte dai suoi genitori, Ian si toglie la vita impiccandosi nella cucina di casa sua.

Molte le ragioni addotte per spiegare il suicidio del cantante (la depressione causata dall’epilessia, le droghe che usava per controllarla, il periodo di crisi che stava attraversando il suo matrimonio…), tutte valide eppure tutte insufficienti a spiegare gli intrecci dell’anima tormentata di Ian che, come vuole la tradizione dei poeti maledetti, ha concluso anzitempo la sua esperienza terrena per lasciare il posto al mito.

Il resto del gruppo proseguì la propria esperienza musicale formando nell’agosto dell’80 i New Order scegliendo comunque una via musicale improntata sulle nuove tendenze disco, a testimoniare che i Joy Division erano Ian Curtis e non sarebbero potuti esistere senza di lui.

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