
“Questo non è un souvenir, questo è un concerto”, non un best of né un feticcio.
E’ un concerto, probabilmente neanche il più bello che hanno fatto i Joy Division, sicuramente non il più curato (l’incisione non è delle migliori), ma trasmette un’energia fortissima e decisamente fisica cheriesce a dare un’idea realistica dell’impatto vis-a-vis che la band sul palco aveva col suo pubblico.
Così i Joy Division, catturati live in questo disco tratto da un qualsiasi concerto nella provincia inglese, con tutti gli errori e i difetti dell’era predigitale, trasmette veri e propri brividi di piacere in un crescendo quasi palpabile di tensione emotiva.
A differenza di quanto esprimevano lavori da studio come Unknown Pleasures e Closer, veri viaggi verso l’oscurità priva di ogni possibile futuro, Preston 28 February 1980 riesce a comunicare sentimenti perturbati ma positivi, quasi a dire che la vita, per quanto tragica, val pur sempre la pena di essere vissuta.
Meno di tre mesi dopo, la notte del 18 maggio, Ian Curtis cambiò drasticamente idea.

Daniele Romano








