OMD Orchestral Manoeuvres In The Dark

Liverpool non è stata soltanto la patria dei Beatles

Gli OMD (Orchestral Manoeuvres In The Dark) furono fra primi i complessi che sperimentarono e definirono il synth-pop, l’arte di comporre ritornelli orecchiabili su una base elettronica ballabile.

La storia della band prende le mosse da Paul Humphreys e Andy McCluskey, due ragazzotti di Liverpool che, ispirati dal rock elettronico dei Kraftwerk, formano i VCL XI nel 1976 con l’intento di produrre un tecno pop melodico. Il gruppo cambia poi numerose volte il suo nome, prima in Hitlers Underpantz e poi in ID fino a giungere, come summa di tutte le loro precedenti esperienze, agli Orchestral Manoeuvres In The Dark.

All’inizio i due fondatori sono anche gli unici componenti del gruppo e si avvalgono, per le loro esibizioni dal vivo nei locali della loro città, del supporto di basi strumentali pre-registrate. Successivamente la formazione si allargherà includendo anche Malcom Holmes alle percussioni e, in un primo tempo David Hughes, sostituito poi da Martin Cooper, per le tastiere e per il sassofono.

Nel giugno del ‘79 il gruppo pubblica il suo primo singolo: Electricity per la Factory, una etichetta discografica di Manchester.

Dopo la pubblicazione del primo singolo e l’inatteso successo che ne seguì, gli OMD firmano un contratto con la Virgin: questo evento segna una svolta per la storia del gruppo, l’avvio di una nuova stagione per la band che inizia a lavorare per un’etichetta sussidiaria della Virgin, la Dindisc, e fa da supporto a Gary Numan in tournèe.

Finalmente nel 1980 esce il loro primo album intitolato col nome del gruppo. Non è certo un capolavoro ma rivela a pieno l’identità della band, differenziandola dalle innumerevoli altre che popolavano il panorama musicale britannico di quegli anni.

Nel giro di pochi mesi, era ancora il 1980, la band sforna anche il suo secondo LP Organisasion, una vera pietra miliare nella storia di questo genere musicale, contenente anche la famosissima Enola Gay, ispirata al bombardiere di Hiroshima, che anche come singolo vende milioni di copie.

Segno che, nel giro di pochi mesi gli OMD erano già diventati un mito, è il fatto che, già nel 1981 uscì la loro prima antologia, dal titolo O.M.D., destinata al mercato statunitense.

Ma la produzione della band non si arresta e, tra un’esibizione e l’altra, trova anche il tempo di partecipare alla colonna sonora del film Urgh! A Music War e di sfornare un altro album nuovo di zecca già nel 1981, Architecture and Morality, nel quale brillano brani come Souvenirs, Joan Of Arc e Maid Of New Orleans.

Il 1983 è l’anno di Dazzle Ships con il singolo Telegraph che
riscosse anch’esso un enorme successo.

Nel 1984 esce ancora un nuovo album dalle fucine degli Orchestral Manoeuvres In The Dark Junk Culture che raggiunge la popolarità con il 45 giri Locomotion, molto apprezzato in Europa, e con i singoli So In Love e Live And Die che riscuotono grande successo negli U.S.A.

Con l’album Crush gli O.M.D. tornano, nel 1985, ad una formula più semplice che ottiene anche un discreto successo: l’album è un’intelligente unione fra generi diversi che spaziano dal synth-pop al folk, dal funk al glam.

Nel 1986 la band torna a collaborare alla stesura di una colonna sonora: stavolta si tratta del film Pretty In Pink, e si aggiudica un posto in Top Ten grazie alla ballata If You Leave.

Il successivo è l’anno della loro ultima produzione prima dello scioglimento, Pacific Age.
Dopo lo scioglimento Andy McCluskey, continua a produrre sotto il nome degli OMD e, con minor successo, pubblica altri tre album: Sugartax nel 1991, Liberator nel 1993 ed infine Universal nel ‘96.

Ovviamente questi ultimi lavori risentono notevolmente dell’assenza di Paul Humphreys: il pop melodico, sia pure elettronico, viene accantonato e sostituito da fragorose sonorità che strizzano l’occhio alle discoteche.

Nel 1998 esce l’antologia The Singles che raccoglie il meglio della loro intera produzione.

Discografia:

1980 - Orchestral Manoeuvres in The Dark

1980 - Organization

1981 - O.M.D.

1981 - Architecture & Morality

1983 - Dazzle Ships

1984 - Junk Culture

1985 - Crush

1987 - Pacific Age

1991 - Sugartax

1993 - Liberator

1996 - Universal

1998 - The Singles

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