
Avevo dieci anni quando Alberto cantava Serenella, una canzone struggente. Di successo in successo ho sempre seguito l’Arlecchino elettronico; trovavo in quella musica il mio stesso carattere: un eccessivo slancio verso gli altri, molta energia e - purtroppo! - anche tanta timidezza. Dopo Computer capriccio e la partecipazione al festival di San Remo - evento che egli stesso definì con toni catastrofici, soffrii molto la sua mancanza. Andai a cercare notizie di Alberto in ogni posto: alla radio, nei negozi di musica, ecc. Ebbi l’opportunità di conoscere la sua carriera: dalle prime collaborazioni con Eugenio Finardi al suo primo L.P.
Tutto ciò mi fece vedere l’evoluzione di questo artista: da Cenerentola e il pane quotidiano a Computer capriccio. Lavori diversi (sotto il profilo delle sonorità e delle costruzioni armoniche) ma legati da un filo conduttore: L’Amore, raccontato e trasmesso con semplicità, poesia e ingenuità (in breve, l’Amore vero!!).
Quando tornò - nel 1986 - esultai: Angeli in blue jeans era la continuazione naturale di quella carriera intrapresa esattamente 10 anni prima.
Purtroppo la stampa (e qualche suo collega) non lo ha trattato con stile: si parlava di lui come di un personaggio studiato a tavolino per progetti commerciali; di un cialtrone che componeva i testi delle canzoni prendendo a prestito fiabe per bambini, ecc.
Poi - una sera - ho conosciuto Alberto in un locale: era proprio come lo avevo sempre immaginato: allegro, pieno di vita, anticonformista… abbiamo fatto subito amicizia (spero che lui possa dire lo stesso di me).
Auguro a tutti voi di ascoltare Alberto (se già non lo fate). Vi assicuro, vi piacerà e vi donerà serenità. fra le altre cose - ho scordato finora di dirlo - è anche un chitarrista eccezzionale (…sic - N.d.R.).
Naturalmente ascolto tantissima musica, in particolare i cantautori italiani degli anni ‘70. Alberto però… è un mito, l’ultimo purtroppo!!
Angelo.

Daniele Romano








