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Il primo giorno di libertà

Per la Torretta le chiacchiere con la mamma e le sorelle dopo una notte di felicità. "Durante il sequestro ho avuto paura"

Una speranza, quella di “poter tornare in Iraq” e due certezze: “tornerò a fare il mio lavoro” e “le truppe straniere se ne devono andare”. Simona Torretta ricomincia da qui, e da un saluto all’altra Simona, “la mia migliore amica”, dopo una notte insonne, come dice la mamma, e un’altra giornata da assediata dai media, nella casa di via dei Salesiani, quartiere don Bosco, alla periferia sud della capitale.

La stanchezza, come confessa la Stessa Simona, domina queste prime ore di libertà dopo il rientro a casa ieri notte verso le 3,30 dopo la liberazione, il viaggio, l’interrogatorio in procura. Sul suo palazzo i simboli concreti della solidarietà: file di margherite, quattro per ogni piano, ad unire i balconi e le bandiere della pace, il simbolo più esposto. Nel portone, presidiato da subito dai carabinieri, un lungo striscione”Bentornata fiore di pace”, con disegnate le 4 margherite. Sulle mura messaggi scritti a mano, benvenuti come quello del 118esimo gruppo scout di Roma, o di gioia come quel “Pace” scritto con mano infantile e firmato le bambine del primo piano. Messaggi ai quali si è aggiunto quello scritto in francese per la liberazione dei due reporter d’oltralpe.

Lì, in quei momenti, Simona ha intuito quello che non sapeva quando era prigioniera: l’enorme manifestazione di solidarietà che la vicenda ha scatenato in Italia. “Davvero - dice lei con il suo sorriso radioso e lo sguardo sereno - non pensavo che si fosse scatenato tutto questo”. Nelle prime ore di questa notte Simona dunque rientra a casa e la tensione si scioglie, anche grazie alla chiacchierata con la mamma e le sorelle. Non tanto, però, da permettere un sonno sereno, l’adrenalina in corpo è ancora tanta, forse troppa.

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