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Il manifesto di Porto Alegre. Come e perchè?

La testimonianza di Mario Agostinelli sui motivi dell'inaspettato documento-manifesto dei 19 intellettuali del movimento

Oggi nei corridoi polverosi tra le centinaia di tende che ospitano il dibattito del Forum non si parla d’altro: dell’inaspettato documento-manifesto dei “19″ che alcuni tra i più prestigiosi intellettuali del movimento hanno presentato ieri sera all’Hotel Plaza, fuori dai confini della città-tenda dei seminari e delle manifestazioni politico culturali di Porto Alegre 2005. Basta citare alcuni nomi per rendersi conto del peso dell’iniziativa lanciata e paracadutata senza preavviso sull’assemblea dei movimenti, che si riunisce quotidianamente per eleborare le proposte finali: Aminata Traorè (Mali), Galeano (Uruguay), Saramago (Portogallo), Houtart (Belgio), Sousa Santos e Frei Betto (Brasile), Savio (Argentina), Ramonet e Cassen (Francia), Petrella (Italia), Amin (Egitto), Bello (Filippine), Wallerstein (Usa).

Il manifesto propone dodici punti su cui orientare la politica globale e lanciare le campagne del movimento dirette a combattere ed influenzare direttamente le politiche dei governi nazionali. Annullamento del debito, blocco dei patrimoni mafiosi e dei paradisi fiscali, diritto di ogni abitante del pianeta al lavoro e alla protezione sociale, Tobin tax- tassa sulle transizioni di armi- tassa sulle fonti fossili, sovranità alimentare, blocco della privatizzazione dei beni comuni, politiche antidiscriminatorie verso indigeni donne immigrati, lotta al cambiamento climatico e per le energie rinnovabili, smantellamento delle basi militari all’estero, diritto all’informazione, riforma democratica di ONU, WTO, BM

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