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Minorenni in guerra

La piaga dei bambini soldato non riguarda solo paesi poveri. Anche in Gran Bretagna e negli Stati Uniti vengono arruolati ragazzi sotto i diciotto anni. Contro la convezione sui diritti dell'infanzia

I “bambini-soldato” sono una realtà che riguarda anche i paesi sviluppati. Il fenomeno è certamente inferiore e differente rispetto alla situazione che si può riscontrare in Africa, Asia e America Latina, tuttavia un gran numero di minori ha preso parte a certe guerre, arruolati sia nelle file degli eserciti della guerriglia sia in forze armate governative. Sono stati impiegati come spie, per portare messaggi, armi: hanno ucciso e sono stati uccisi.

La situazione britannica. Occorre specificare che un bambino è, come recita il primo articolo della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, ogni essere umano avente un’età inferiore a diciotto anni; pertanto ogni minore implicato in un conflitto armato rientra nella definizione di “bambino-soldato”. Nel Regno Unito troviamo una delle situazioni più drammatiche. Nonostante la maggiore età sia fissata dalla legge a 18 anni, il governo di Londra ha impiegato e utilizza tuttora in combattimenti fanciulli di 16-17 anni. Non si tratta di casi teorici: le forze armate britanniche accolgono migliaia di minorenni. Al primo giugno del 1999, secondo statistiche ufficiali, erano in servizio 1.155 sedicenni e 5.266 diciassettenni suddivisi tra marina, esercito e aeronautica. Le ragazze costituivano il 12 per cento. Il reclutamento riguarda soprattutto le Scuole Militari che svolgono attività e addestramento bellico, per reclute giovanissime. In Gran Bretagna le Cadet Forces ammettono ragazzi e ragazze fra i 12 e 13 anni, mentre nei Sea Cadet Corps l’età minima è fissata a 12 anni ed esistono anche sezioni per i più piccoli da 10 a 12 anni. Al 31 marzo 1999, secondo il Global Report della Coalizione, vi erano 19.900 Sea Cadets, 65.700 Army Cadets e 42.700 Air Cadets, cioè un totale di 128.300 ragazzi. Tali istituzioni sono collegate ai reparti delle rispettive forze armate. Simili situazioni non avvengono casualmente ma seguono la logica di precise scelte politiche.

Minorenni in guerra. La Gran Bretagna invia regolarmente al fronte dei giovani di 16-17 anni. Nonostante l’Onu vieti l’utilizzo di bambini-soldato nelle operazioni di peace-keeping, una cinquantina di minori sono stati inviati, nell’ambito del contingente britannico, nelle forze di pace Kfor in Kosovo. Il governo di Londra ne inviò ben 381 nella Guerra del Golfo del 1991 e uno venne ucciso. Nel Rapporto Annuale del 2002, Amnesty International riferisce che Londra ha impiegato minorenni anche in operazioni militari in Afghanistan. Regno Unito e Usa hanno trasferito bambini-soldato nella regione del Golfo Persico poco prima della guerra contro l’Iraq del 2003.

Le scuole negli Usa. Negli Stati Uniti d’America la legge fissa a 17 anni l’età per il reclutamento e la partecipazione a eventi bellici, e il servizio militare è su base volontaria. Al 30 settembre del 2000 i diciassettenni in servizio erano 3.289 tra esercito, marina, e aeronautica. Per quel che riguarda le forme di reclutamento, in Usa esistono le JROTC (Junior Riserve Officer Trainings Corps) al fine di promuovere la disciplina militare nei giovanissimi. Non si tratta di scuole militari, ma di corsi paramilitari nelle scuole. Questi programmi scolastici interessano una vasta popolazione giovanile. In particolare, il programma prevede anche la partecipazione a esercitazioni con armi sia reali sia finte e in taluni casi il tiro al bersaglio. Nel solo 1999, dichiara il Global Report, 380.000 giovani hanno preso parte ai JROTC in circa 2.700 scuole superiori. I corsi sono tenuti da militari in pensione e sono aperti ad adolescenti di almeno 14 anni. Tale formazione è diretta sia ai maschi che alle femmine, che rappresentano il 40 per cento dei partecipanti. E’ prevalentemente nelle scuole degli Stati del Sud che i JROTC vengono applicati. Istituti scolastici dove la presenza di appartenenti a minoranze etniche è elevata: il 59 per cento dei cadetti non è “bianco”, una percentuale altissima se si pensa che le minoranze costituiscono solo il 25 per cento della popolazione nazionale. Gli Stati Uniti hanno inviato dei diciassettenni nel Golfo, in Somalia e in Bosnia. Il Global Report della Coalizione informa che 26.755 diciassettenni sono stati reclutati a partire dal 2002, e circa una cinquantina sono stati utilizzati tra Iraq, Afghanistan e Kuwait.

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