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Mercante di morte

Comincia a Rotterdam il processo all'uomo che vendette all'Iraq i gas con cui furono massacrati i curdi ad Halabja

“Le immagini televisive dell’attacco alla città curda di Halabja furono uno choc per me, ma non ho dato io l’ordine di utilizzare i gas”. Con queste parole, in un’intervista del 2003, Frans van Anraat rispondeva alla domanda del giornalista su come si fosse sentito dopo che le armi chimiche che aveva venduto a Saddam Hussein erano servite a massacrare 5 mila civili curdi innocenti. Adesso dovrà essere molto più dettagliato nelle risposte, visto e considerato che da ieri è cominciato il processo contro di lui a Rotterdam in Olanda.

La strage. Era il 16 marzo del 1988. L’attacco cominciò nella notte e proseguì senza sosta fino all’alba. Le truppe irachene comandate da Ali Hassan al-Majid, cugino di Saddam Hussein più noto come Alì il chimico, iniziano l’operazione Anfal per punire i curdi nell’Iraq settentrionale del loro appoggio all’Iran durante la guerra tra i due paesi da poco terminata. Per venti volte gli apparecchi dell’aviazione irachena lanciano bombe a grappolo e armi chimiche. L’obiettivo della spedizione punitiva era la cittadina curda di Halabja, al confine con l’Iran. Saranno 5mila le vittime, quasi tutte donne e bambini. Le operazioni punitive contro i curdi durarono in totale due anni, ma Halabja è rimasta il simbolo di una strage silenziosa. Le immagini dell’eccidio fecero il giro del mondo e tutte le opinioni pubbliche cominciarono a porre domande imbarazzanti ai governi occidentali che avevano sempre presentato Saddam Hussein come il paladino della democrazia in Medio Oriente e lo avevano spinto e sostenuto nel tentativo di rovesciare il regime degli ayatollah andato al potere in Iran con la rivoluzione del 1979. La responsabilità più grave che veniva loro addebitata era quella di avergli venduto le armi che erano servite per sterminare la gente di Halabja. Le prime inchieste giornalistiche dimostrarono che i gas provenivano dal mercato degli Stati Uniti e del Giappone. L’uomo che praticamente si era occupato della transazione era Frans van Anraat, di nazionalità olandese.

Mercanti di morte. Frans van Anraat non è un nome nuovo per gli ambienti che si occupano di traffico di armi. Le Nazioni Unite, in un report consegnato alla magistratura olandese, definiscono l’uomo come “uno dei più importanti intermediari del traffico d’armi e materiale bellico del Medio Oriente”. Fred Teeven, il pubblico ministero che cura l’accusa, ha dichiarato che van Anraat era sottoposto a indagini fin dal 1989, anno in cui fu arrestato a Milano, in Italia, su richiesta degli Stati Uniti. Successivamente però, per motivi che in fase istruttoria non sono stati chiariti, il trafficante è stato rilasciato. A quel punto van Anraat si trasferì in Iraq dopo la prima guerra del Golfo dove, sempre secondo i magistrati olandesi, avrebbe svolto il ruolo di consulente per lo sviluppo delle armi chimiche del regime di Saddam. Quando la seconda guerra stava per abbattersi sull’Iraq, nel marzo del 2003, il cittadino olandese è scappato dall’Iraq ed è tornato in Olanda, ma è stato individuato dai servizi segreti olandesi e arrestato nel dicembre del 2004 ad Amsterdam.

Le responsabilità. Van Anraat adesso ha 62 anni e, dopo 17 anni, compare di fronte alla giustizia per essere giudicato, come è scritto nell’atto di accusa del magistrato olandese, per “concorso colposo in crimini di guerra e genocidio”.

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