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Niente laurea per il colosso Coca Cola

Roma Tre toglierà dai distributori automatici dell'ateneo i prodotti della multinazionale alimentare per sostituirli con quelli del commercio equo e solidale. Gli studenti: "Fuori i marchi che sfruttano i lavoratori"

Le piccole rivoluzioni hanno alle volte il sapore piatto di una bibita senza bollicine. Quello che sta accadendo nell’ateneo romano di Roma Tre farà sicuramente discutere. Il senato accademico ha approvato all’unanimità la proposta della lista “Ricomincio dagli studenti” di bandire dai distributori automatici i prodotti distribuiti dalla Coca Cola S.p.a. Oltre alla bevanda più famosa del mondo, gli studenti rinunceranno anche a Fanta, Sprite, Nestea, Minute Maid, Bonaqua, Kinley, Beverly, Powerade, Ice Lemon, tutti i prodotti distribuiti in Italia dal colosso a stelle e strisce. Al loro posto dovrebbero essere commercializzati prodotti provenienti dalla rete del commercio equo e solidale, un mercato alternativo che sta conquistando sempre più persone in tutto il mondo, arrivando anche ad importanti fatturati.

Grazie a questo tipo commercio, che vede in contatto diretto piccoli produttori e consumatori responsabili, molte famiglie del sud del mondo possono contare su un reddito in grado di coprire spese di produzione e investire per il miglioramento e la crescita della comunità locale di appartenenza.
Dall’università fanno sapere che il cambiamento delle bibite e degli snack nei distributori automatici avverrà gradualmente per rispettare gli accordi con i vecchi fornitori e finire così le merci già acquistate.
“Abbiamo pensato - dice Enrico Crescenzi, studente della lista promotrice - che in un luogo deputato all’alta formazione, si dovesse cercare di toccare anche le tematiche del profilo etico dei consumi, escludendo quei prodotti il cui marchio parla di sfruttamento dei lavoratori o violazione dei diritti umani”. A livello internazionale la campagna di boicottaggio della Coca Cola è partita dalla denuncia del sindacato colombiano Sinaltrainal che rappresenta i lavoratori delle fabbriche di imbottigliamento. I sindacalisti lamentano infatti soprusi e umiliazioni che arrivano finanche all’omicidio. Queste accuse hanno ricevuto diversi gradi di conferma.

Secondo Amnesty International (rapporto del 30/04/04) “Più di 80 sindacalisti risultano uccisi o scomparsi solo nel 2003. La stragrande maggioranza degli abusi contro i loro diritti umani sono stati attribuiti alle forze di sicurezza e agli alleati paramilitari, anche se pure le forze della guerriglia sono state ritenute responsabili di molti abusi. Sebbene il numero totale di sindacalisti uccisi è minore rispetto a quello del 2002, Amnesty International ha osservato che il Governo Colombiano ha fallito nell’assicurare un sostanziale miglioramento della situazione di sicurezza dei sindacalisti”.

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