Questo sito contribuisce alla audience di

Libero Fischer, ex 're' degli scacchi

L'americano arrestato a giugno per un passaporto non valido. Negli Usa ricercato per la partita giocata contro il russo Spassky in Jugoslavia

E’ già in volo per l’Islanda Bobby Fischer, che stamane ha lasciato il carcere giapponese di Ushiko dov’era detenuto. Il 62enne ex campione americano di scacchi, dietro le sbarre nel paese del Sol levante dal mese di giugno per violazione delle leggi sull’immmigrazione, è arrivato nella prima mattinata di oggi all’aeroporto di Tokyo: “Sono stato sequestrato in Giappone. Sarò libero se arriverò in Islanda”, sono state le prime parole di Fischer rilasciate prima di imbarcarsi su un aereo diretto in Islanda, il paese che gli ha concesso la cittadinanza per salvarlo dalla richiesta di estradizione che gli Stati Uniti avevano presentato al Giappone. Stanco e con una lunga barba grigia, Fischer ha criticato il primo ministro giapponese, Junichiro Koizumi, e il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, per il trattamento che gli hanno riservato.

Questa tormentata fase della vita di Fischer aveva preso il via otto mesi fa con l’arresto da parte della autorità giapponesi all’aeroporto di Tokyo. Il motivo? Aveva con sè un passaporto americano non valido ed era stato ritenuto reo di aver violato le leggi sull’immigrazione. L’arresto di Fischer aveva aperto un vero e proprio caso diplomatico.

L’ex campione di scacchi è infatti ricercato in patria a causa di una partita da lui giocata nell’allora Jugoslavia nel 1992 contro il suo ex rivale russo Boris Spassky (già battuto da lui in una storica partita, valevole per il titolo mondiale, giocata nella capitale islandese, Reykjavik, nel 1972 in piena Guerra Fredda). In quel periodo era in vigore contro la Jugoslavia di Milosevic un regime di sanzioni che impediva ai cittadini americani di intraprendere qualunque tipo di attività nel territorio di quel paese. Fischer violò le disposizioni del Dipartimento di Stato e il 15 dicembre 1992 la corte distrettuale degli USA emise contro di lui un mandato di arresto. A dicembre un gruppo denominato ‘Comitato per la liberazione di Bobby Fisher’ aveva presentato un’istanza al capo del governo giapponese, Junichiro Koizumi, in cui si chiedeva di rimetterle Fischer in libertà per permettergli di raggiungere l’Islanda. Libertà fino a ieri negata dalle autorità islandesi, timorose delle conseguenze diplomatiche che un simile gesto avrebbe causato nei rapporti con gli Stati Uniti. Nella nota consegnata a Koyzumi nel dicembre scorso, il ‘Comitato per la liberazione di Bobby Fisher’ affermava che l’arresto “ha creato in molte persone l’impressione che il Giappone lavori come agente degli Stati Uniti”. Ma la crescente pressione dell’opinione pubblica ha spinto le autorità giapponesi ad ammorbidire la propria posizione.

Le categorie della guida