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Segnali di vita dal Chiapas

Gli indigeni del Chiapas esistono e stanno alzando la loro voce per ricordarlo a tutto il mondo. Il 20 giugno scorso il sub-comandante Marcos aveva nuovamente fatto parlare di sé come comandante di un esercito ribelle e non, come ultimamente stava accadendo, per le sue doti di scrittore o di organizzatore di eventi sportivi

Gli indigeni del Chiapas esistono e stanno alzando la loro voce per ricordarlo a tutto il mondo. Il 20 giugno scorso il sub-comandante Marcos aveva nuovamente fatto parlare di sé come comandante di un esercito ribelle e non, come ultimamente stava accadendo, per le sue doti di scrittore o di organizzatore di eventi sportivi. La notte fra il 19 e il 20 giugno scorso è, per l’Ezln, sicuramente una data storica, da tenere in mente, che può aprire nuovi scenari di lotta in un’organizzazione che da 11 anni cerca visibilità e ascolto.

Sulle montagne. L’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale si è ritirato sulle montagne impervie della selva Lacandona, ufficialmente per paura di un attacco da parte dell’esercito regolare messicano, che in maniera massiccia (sono circa 400 le postazioni militari dislocate nella regione) presidia da oltre un decennio il Chiapas. Le Junte del Buen Gobierno, gli organismi di controllo che stazionano nei Caracoles, lavorano in clandestinità. Gli uomini sono stati richiamati alle armi e l’allarme ha raggiunto il massimo livello. Ma le cause che hanno scatenato questa azione da parte degli zapatisti sono molteplici e complesse e potrebbero essere interpretate in tre modi.

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