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Lavoro schiavo in Brasile

Il fenomeno del "lavoro schiavo" nel mondo sta crescendo di anno in anno. America Latina, Africa, Asia e Europa: un sintomo globale di una degenerazione sociale ed economica

Non si vedono più catene, non esiste più il diritto legale di possedere un essere umano ma le persone sono comunque ridotte in schiavitù con la coercizione (anche indiretta), la negazione della libertà e soprattutto la violenza. La forma più comune è il debito: in cambio di un prestito di denaro la vittima s’impegna senza che vengano definiti durata e natura del servizio, che poi non andrà a ridurre il debito originario.

Trattandosi di un settore illegale e pieno di ombre è difficile dare stime precise. Secondo Kevin Bales di Anti-Slavery International nel mondo contemporaneo esistono 27 milioni di schiavi mentre per alcuni attivisti la cifra si aggira attorno ai 200 milioni: la stessa Anti-Slavery però parla di 179 milioni di bambini coinvolti nelle peggiori forme di lavoro minorile che includono sfruttamento sessuale, lavoro per debito e schiavitù.

Il profitto totale annuo generato dal lavoro schiavo si aggira, secondo Kevin Bales di Anti-Slavery International, intorno ai 13 miliardi di dollari, ma il valore indiretto è assai maggiore: ad esempio il carbone prodotto dagli schiavi è alla base della produzione dell’acciaio brasiliano.

Alcune voci di questo business: sono circa 12 miliardi i guadagni ricavati dal traffico di esseri umani - soprattutto di donne sfruttate sessualmente - quello che l’Onu definisce la terza attività illegale più redditizia del mondo (dopo il traffico di armi e di droga); ottocentosessanta milioni di dollari è il ricavato dai braccianti vincolati a debito.

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