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Il talebano Johnny

La vera storia di John Walker Lindh, dalla California all'Afghanistan: solo un giovane confuso al posto sbagliato nel momento sbagliato che gli Usa definiscono un traditore

Né terrorista, né traditore della patria. Solo un giovane confuso al posto sbagliato nel momento sbagliato, e che per colpe non sue è diventato il catalizzatore dell’odio di una nazione, subendo un trattamento “indegno per questo Paese”. Il padre di John Walker Lindh, il “talebano americano” arrestato quattro anni fa a Kunduz dalle forze dell’Alleanza del nord, dopo quattro anni di discrezione ha detto la sua verità. Nel tentativo di ridare dignità al figlio, attualmente in un carcere della California con 20 anni di pena da scontare e una richiesta di clemenza appena presentata al presidente Bush.

Alla ricerca di sé. “Se non fosse stato per l’11 settembre, la storia di John sarebbe stata trattata con indifferenza, forse curiosità, negli Stati Uniti”, ha detto Frank Lindh intervendo a una riunione del Commonwealth Club della California. La storia di “Johnny Taliban” è nota: il ragazzo, oggi 25enne, si converte all’Islam nel 1997. Va a studiare l’arabo e a imparare il Corano nello Yemen e poi, per problemi di visto, in Pakistan. Nell’aprile 2001 dice ai suoi genitori di voler andare sulle montagne del Pakistan “per sfuggire al caldo”. Solo al momento del suo arresto la sua famiglia scopre in realtà che è andato in Afghanistan, arruolandosi come volontario nell’esercito talebano. Viene addestrato nei campi che scopre essere finanziati da Osama bin Laden, e incontra una volta lo sceicco saudita. Che però “lo lascia molto scettico, perché John capì subito che bin Laden non era un vero musulmano”, dice il padre.

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