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Intervista al Subcomandante Marcos

Attualmente Marcos è impegnato in un tour di sei mesi attraverso il Messico per organizzare e promuovere l'Altra Campagna zapatista. Questa intervista è un estratto dal libro della Open Media di prossima uscita, L'Altra Campagna

Aura Bogado ( giornalista di Free Speech Radio.)
Fonte: Un’esclusiva CounterPunch

Ho condotto questa intervista con il Subcomandante Marcos al Centro per la Documentazione di Son Jarocho a Veracruz. Abbiamo parlato dell’Altra Campagna zapatista, dei cambiamenti in America Latina, della lotta delle donne zapatiste e dei Latino Americani negli Stati Uniti. Attualmente Marcos è impegnato in un tour di sei mesi attraverso il Messico per organizzare e promuovere l’Altra Campagna zapatista. Questa intervista è un estratto dal libro della Open Media di prossima uscita, L’Altra Campagna, del Subcomandante Marcos con un’introduzione dell’intellettuale ufficiale messicano Luis Hernández Navarro che sarà pubblicato dalla City Lights Books nell’aprile del 2006. Tutte le percentuali sui diritti d’autore del libro sosterranno il progetto indigeno dei mezzi di comunicazione in Chiapas, Messico.

Perché l’Altra Campagna adesso. per il 2005-2006?
Marcos
: Mah, perché noi zapatisti oltre a far trascorrere un processo di preparazione - come per la scalata nel 1994, a cui ci preparammo per 10 anni per realizzarla -dovevamo essere convolti in un processo di preparazine per l’Altra Campagna.L’Altra Campagna veramente nacque nel 2001, quando i tre partiti politici messicani, il PRI, il PAN E il PRD - bocciarono l’iniziativa del COCOPA per i diritti culturali degli Indigeni. A quel punto capimmo che le risorse della politica tradizionale erano esaurite - dovevamo trovare un’altra strada. Le opzioni erano: la guerra, ritornare a combattere; oppure stare calmi, aspettare e vedere cosa sarebbe successo; oppure fare quello che stiamo facendo adesso.Quando decidemmo che dovevamo preparaci a questa possibilità, prevedemmo che sarebbe stato molto probabile che le persone che ci avevano sostenuto fino a quel momento per i diritti culturali degli Indigeni ci avrebbero sostenuti anche nel momento in cui ci saremmo distanziati dai partiti politici, specialmente dalla cosiddetta “sinistra costituzionale”: il PRD. Ma allo stesso tempo dovevamo prepararci contro l’attacco di un preciso obiettivo, l’attacco da parte dei militari o della polizia - che con ogni pretesto avrebbe tentato di decapitare l’EZLN per lasciarlo senza nessuna guida.

Per noi l’iniziativa della Sesta Dichiarazione è della stessa ampiezza, se non maggiore, della nostra Dichiarazione di Guerra del 1994. Dovevamo essere preparati a perdere tutta la nostra leadership. Poiché, secondo il nostro metodo, nello stesso tempo in cui organizziamo qualcosa dobbiamo mettere i nostri dirigenti di fronte all’esempio pratico. Dobbiamo essere pronti a perdere non solo Marcos ma l’intera cerchia dirigenziale accreditata, quelli che usciranno allo scoperto per fare il lavoro politico: i Comandanti, come la Comandante Esther, il Comandante Tacho, il Comandante David, il Comandante Zebedeo, la Comandante Susana …l’aiuto Comandante Ramona stava anche lei per esporsi ma sfortunatamente… (morì)…Per quelli di noi che sono pubblicamente conosciuti era stato pianificato che venissero allo scoperto, quindi dovevamo prepararci per questo, e dovevamo pianificare il primo tour esplicativo, che è toccato a me e che stiamo facendo adesso.

Proprio adesso siamo a Veracruz ,nel sud, e nell’eventualità che accada qualcosa la catena del comando è stata chiara; niente di quello che abbiamo ottenuto fin qui sarà perso, o al limite saremo in grado di difenderlo per quanto possibile. Non poteva succedere prima né dopo, poiché se ci fossimo preparati non c’era necessità di aspettare più a lungo per farlo.

Abbiamo scelto nello specifico il periodo elettorale, in modo che sarebbe stato chiaro che volevamo fare qualcos’altro cosicché la gente poteva realmente vedere, paragonare e contrapporre la nostra proposta politica che molti avevano già abbracciato tramite altre organizzazioni e gruppi, con la politica al vertice. Sempre, sin dalla nostra nascita, abbiamo insistito su un diverso modo di fare politica.
Adesso abbiamo l’opportunità di farlo senza armi ma senza smettere di essere Zapatisti, ed è questo il motivo per cui continuiamo ad indossare le maschere.

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