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Messico, indigeni in fermento

“Se gli accordi di San Andres sugli indigeni saranno rispettati, mi toglierò il passamontagna e disattiverò il movimento zapatista”. Una frase così dal Subcomandante Marcos non ce la saremmo mai aspettata, almeno fino a quando gli indigeni messicani (e non solo) avessero ottenuto la libertà che aspettano da 500 anni. Però, gli eventi di questi giorni in Messico cioè le violenze sui lavoratori della comunità di San Salvador Atenco stanno creando tensione sociale: il Subcomandante ha specificato che il clima che si è venuto a creare in Messico in questi giorni è molto simile a quello di dodici anni fa

Se gli accordi di San Andres sugli indigeni saranno rispettati, mi toglierò il passamontagna e disattiverò il movimento zapatista”. Una frase così dal Subcomandante Marcos (ora Delegato Zero) non ce la saremmo mai aspettata, almeno fino a quando gli indigeni messicani (e non solo) avessero ottenuto la libertà che aspettano da 500 anni. Però, gli eventi di questi giorni in Messico cioè le violenze sui lavoratori della comunità di San Salvador Atenco, (che hanno causato un morto, decine di feriti e ben 210 arresti) stanno creando tensione sociale, tanto da far affermare a Marcos di essere disposto a morire in battaglia. Il Subcomandante ha specificato che il clima che si è venuto a creare in Messico in questi giorni è molto simile a quello di dodici anni fa (era il gennaio del 1994), quando l’Ezln scelse la via della lotta armata. E ha lanciato dei sospetti sul modo di agire delle forze di polizia, nei giorni degli incidenti con i lavoratori della comunità di San Salvador Atenco. Ma ha anche detto che senza la Otra Campaña i conflitti interni messicani non avrebbero avuto visibilità.

I fatti. Marcos, rompendo la decisione di non rilasciare interviste ai media commerciali dopo aver assistito alla valanga di menzogne che le TV nazionali messicane hanno riversato sui fatti di Atenco, ha annunciato che rilascerà interviste a tutti i media che lo richiedano, purchè si impegnino a riportarle fedelmente. Parlando ad una trasmissione televisiva, ha fatto sapere che dopo i fatti di Atenco molti detenuti hanno ricevuto un trattamento brutale da parte delle forze dell’ordine. Stupri su giovani donne, due studentesse, una di 19 anni e una di 22 ma se ne sono accertati molti altri e pestaggi gratuiti sono stati all’ordine del giorno. E questo sarà facilmente dimostrabile. Il Centro per i Diritti Umani Miguel Agustín Pro Juárez denuncerà le molte violazioni dei diritti umani sugli abitanti di San Salvador Atenco, un caso di abuso sessuale compiuto dai poliziotti su una donna durante il trasferimento al carcere di Santiaguito, nello stato di México e diversi pestaggi. Nella denuncia, un ruolo fondamentale lo avranno i racconti delleviolenze di gruppo sulle donne arrestate. Ma non solo. Il Centro ha fatto sapere: “Documenteremo e denunceremo uno di questi casi. È molto grave che nel tragitto da San Salvador Atenco alla prigione di Santiago, una delle donne fermate sia stata violentata dai poliziotti. Abbiamo tutte le testimonianze del caso”.

Ma oltre a questo, il trattamento dei detenuti, colpevoli solo di essersi difesi dal tentativo di attacco della polizia, è al centro dell’attenzione dei molti gruppi di studi sui diritti umani presenti in Messico.Come il Centro Nazionale di Comunicazione Sociale (Cencos) che ha comunicato che per molte ore dopo il fermo non era ancora stato possibile agli avvocati della difesa, incontrare i detenuti. Il Cencos ha fatto sapere che denuncerà anche che agli organismi per i diritti umani non è stato permesso l’ingresso alla prigione per fare le osservazioni pertinenti che garantiscano i diritti dei carcerati e fanno sapere: “Ci dispiace molto del clima di incertezza e persecuzione che si vive in questo municipio, perché ci sono ancora mandati di cattura in corso e rivolgiamo un appello ai mezzi di comunicazione affinché forniscano una copertura corretta degli avvenimenti, che consideri anche il rispetto dei diritti degli arrestati”. E i testimoni raccontano di aver visto un uomo che si stava recando al lavoro essere picchiato ed arrestato, senza motivo. Come racconta la cognata del detenuto: “Mio cognato si preparava ad andare a lavorare ma non è riuscito più ad uscire perché la polizia aveva già cominciato con le aggressioni. Hanno inseguito anche lui. E’ stato costretto a scappare, ma lo hanno raggiunto e lo hanno picchiato”

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