Questo sito contribuisce alla audience di

Calcio e lotta di classe. Un’intervista a Toni Negri

Antonio Negri, teorico dell’estrema sinistra italiana, filosofo di 72 anni, è anche un fine conoscitore del pallone e supporter del Milan AC. Il suo credo: viva la Rivoluzione e la Squadra Azzurra

Quando eravate professore a Padova, negli anni ’60 e ’70, eravate fan della Squadra Azzurra?
Sono stato un fan della squadra italiana quando vinse, nell’82. Ero in prigione, fu il solo giorno in cui ci si abbracciò con le guardie. In una quindicina di detenuti fummo autorizzati a guardare la partita nella stessa cella. E quando finì, aprirono le porte e tutti si abbracciarono, anche con le guardie. Fu un po’ equivoco! (risate) Il calcio possiede una logica molto differente dal resto del funzionamento della società. Ed è molto pericoloso pensare che possa essere un elemento di mistificazione dei rapporti sociali. Al limite, la gioia prodotta da una vittoria… Ma non il tifo, non la partita in sé. In Italia, un evento sportivo, nel 1948, provocò una retorica nazionale: la vittoria di Bartali nel Tour di Francia. Si era sull’orlo della guerra civile perché Togliatti, il leader del PCI, era stato ferito in un attentato politico. Il presidente della Repubblica telefonò a Bartali per chiedergli di vincere. E questa vittoria servì a esaltare l’elemento di unificazione nazionale contro ciò che era un elemento di conflitto estremamente duro nel paese, con un attentato fascista contro il capo del Partito Comunista.

Una vittoria come quella del 1982 può esaltare la nazione contro lo straniero…
Non credo, no. Ci possono essere dei momenti drammatici nella storia di un paese, ai quali nemmeno lo sport sfugge, Ma sono fatti assolutamente eccezionali. Il calcio non è molto nazionalista. Se guardate ai club italiani, quanti giocatori nazionali vi sono nelle squadre, non molti, non le pare? E guardate i francesi? Sono dappertutto, questo francesi!

Questo è anche dovuto al fatto che il denaro ha avuto ragione sulla nazione. Come giudicate le conseguenze della sentenza Bosman? All’inizio, ci fu un “acquisto sindacale” in soccorso di un giocatore bruciato dal sistema…
na sentenza sindacale che determina la liberalizzazione del mercato! È la deregolamentazione del mercato nazionale, dunque la costituzione di un mercato mondiale, in realtà europeo. La sola maniera di controbilanciare questa situazione capitalistica, è quella di costituire delle società popolari e di azionariato popolare. Attraverso i poteri pubblici, bisogna sostenere delle possibilità di alternativa su questo terreno, altrimenti c’è l’alternativa rivoluzionaria. O si distrugge il capitalismo, o si costituiscono delle società d’investimento popolare!

I giocatori francesi che vanno in Italia sono sconcertati dall’importanza della tattica per i loro allenatori…
Dipende dal fatto che gli italiani sono “machiavelliani”. Il machiavellismo consiste nel fare delle cose con ciò che hai tra le mani. Non ci sono che i francesi a poter essere stupefatti da questa insistenza sulla tattica. I francesi infatti non sono mai stati machiavelliani, sono sempre stati dei teorici della ragione di Stato, è differente. Ma se gli italiani riflettessero un po’ di più, vincerebbero di più. I loro risultati non sono così straordinari, non sono i brasiliani… anche se i francesi solo recentemente hanno cominciato a vincere, mentre gli italiani vinsero già negli anni ’30 con la mano di Piola, un po’ come la mano di Maradona!

Perché la storia sportiva italiana è disseminata di duelli? Il Milan contro l’Inter, la Roma contro la Lazio, Coppi contro Bartali, Moser contro Saronni, etc.?
L’unità italiana risale solo al 1870. La storia d’Italia è una storia di città: è Firenze contro Pisa, Venezia contro Milano, Roma contro Napoli, etc. . La lingua italiana si è costituita solo negli anni ’30, sotto il fascismo, attraverso la radio. Fino ad allora non si potevano mettere nello stesso reggimento uomini della Valle d’Aosta insieme a dei siciliani. Quando gli si diceva di marciare in avanti, alcuni marciavano all’indietro! La storia del paese è recente, la storia delle città invece è molto antica ed è una storia di classi.

La vostra compagna è interista e dice dell’Inter: “Perdono sempre, ed è questo che è magnifico”. Come la mitica disfatta dell’Ungheria, ai campionati del mondo nel 1954, contro la Germania?
Attenzione, è una francese che ha vissuto molto tempo in Italia e che prima di me aveva un compagno che sosteneva l’Inter. Lei ha creato una specie di nostalgia per i Nerazzurri. L’Inter ha una immagine di squadra estremamente “pensosa”, dentro la quale le persone considerano molto più l’interno che l’esterno. L’Ungheria era la grande squadra del calcio “danubiano”: uno stile estremamente delicato, giocato attraverso delle linee piuttosto che tramite delle masse. Il grande calcio italiano è una sintesi delle due origini: il calcio danubiano e quello argentino. I danubiani sono le linee, gli argentini gli individui. Da lì nasce ciò che Brera chiamava “la razza contadina italiana”. Bisogna mettere insieme questi tre elementi e voi avrete la sintesi dialettica perfetta, le masse del calcio italiano.

Le categorie della guida