Questo sito contribuisce alla audience di

Cpt, tutto da rifare

Intervista a Filippo Miraglia, membro della Commissione istituita da Giuliano Amato

Stanno partendo in questi i giorni i lavori della Commissione istituita dal ministro dell’Interno Giuliano Amato per verificare le condizioni dei Centri di permanenza temporanea. L’organismo è composto da 2 funzionari del ministero dell’Interno, 4 delle associazioni (Arci, Asgi, Caritas e Unione delle Chiese Evangeliche), oltre a un ‘addetto all’informazione’. L’operato della Commissione si concluderà tra sei mesi, al termine dei quali verrà stilato un rapporto che conterrà alcune raccomandazioni tese a migliorare le condizioni delle strutture. Abbiamo intervistato uno dei membri della Commissione, il responsabile Arci per l’immigrazione, Filippo Miraglia.

Miraglia, qual’è la funzione della Commissione?
Quella di fare chiarezza sui Cpt, strutture che noi definiamo i ‘luoghi del non diritto’, nei quali ci è stato più volte impedito di entrare. I pochi dati che sono stati resi noti dal ministero dell’Interno e le numerosissime denunce e testimonianze di chi ci è passato dimostrano la necessità di una decisione a riguardo. Noi riteniamo che vadano chiusi. Questa settimana uscirà con il settimanale ‘Carta’ un inserto dove abbiamo raccolto le opinioni di molti studiosi e organizzazioni per dimostrare che di queste strutture si può fare a meno. La commissione secondo noi può essere utile a dimostrare questo. E’ chiaro che l’Unione su questo punto non ha un’opinone condivisa, e quindi ci vorrà del tempo per elaborare una piattaforma comune e definitiva, ma nel frattempo ci sono migliaia di persone che passano per questi centri e noi non possiamo certo restare a guardare. Abbiamo la responsabilità di salvarle. Ripeto: la nostra opinione è che questi centri vadano chiusi.

Il programma dell’Unione parla di ’superamento’ dell’istituto del cpt. Cosa significa ’superare’ i Cpt?
Io ho partecipato alla risoluzione sull’immigrazione del programma dell’Unione. Il superamento di cui si parla è un superamento che verrà consentito da una riforma delle politiche sul’immigrazione in generale. Considerato che oggi in Italia c’è un’immigrazione irregolare che non sceglie di esserlo, ma lo è perché la legge obbliga ad esserlo, modificando la legge ed eliminando quasi del tutto le cause dell’irregolarità, anche i provvedimenti di espulsione diminuirebbero moltissimo. A quel punto si renderebbe meno difficile un cambio di decisione anche sui Cpt. Occorre poi creare le condizioni perché lo stesso straniero sia in un certo senso ‘favorevole’ al suo rimpatrio, attraverso strumenti di agevolazione per il rientro. Bisognerebbe considerare l’ipotesi dei rimpatri volontari, in cui ci sia un credito che lo straniero acquisisce e che gli consenta, una volta rimpatriato, di rientrare in Italia dopo un periodo breve. Oggi lo straniero che viene espulso può rientrare in Italia solo dopo 10 anni.

La legge andrà modificata per forza, dato che la mancanza di permesso di soggiorno non è un illecito penale, eppure i migranti che vengono ‘accolti’ nei Cpt subiscono privazioni della libertà personale, nei loro confronti si ha una vera e propria sospensione dei diritti civili.
Non c’è dubbio, infatti è quello che noi contestiamo fin dall’inizio, fin da quando la questione è stata discussa nel ‘96-’97, nella prima versione del Testo unico sull’immigrazione della Turco-Napolitano. Si tratta sostanzialmente di una restrizione della libertà personale a fronte di un reato amministrativo, una violazione - almeno per quanto riguarda la nostra interpretazione - che non si giustifica in nessun modo. E’ chiaro che bisognerà riformare la legge in questo senso.

Le categorie della guida

Argomenti