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"G8, quei falsi documenti di Bolzaneto"

La procura di Genova ha scoperto e dimostrato che i modelli in cui i prigionieri di Bolzaneto affermavano di non avere paura e di non voler parlare con gli avvocati, erano stati preconfezionati

Massacrata a calci e manganellate nell’inferno della scuola Diaz. Arrestata illegalmente con prove false. Trascinata via per i capelli, il volto ridotto ad una maschera di sangue. Ma Anna Nicola Doherty, cittadina inglese di 27 anni, quella notte maledetta entrando nella caserma di Bolzaneto dichiarava di “non temere per la propria incolumità fisica”. Di non voler parlare con i propri familiari, con un legale, tantomeno con l’ambasciata britannica. E come lei tutti gli altri no-global stranieri, 66 delle 93 vittime del blitz poliziesco durante il G8.

Secondo i verbali ufficiali del ministero della Giustizia - redatti nel centro di prima detenzione - i ragazzi non avevano paura e non volevano parlare con nessuno. Sei anni più tardi la Procura di Genova è riuscita a dimostrare la falsità di quei documenti, e stamani chiederà che venga ascoltato in aula il perito che ha smascherato la bugia delle forze dell’ordine. I rapporti erano stati compilati in anticipo.

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