
La Terra può tirare un sospriro di sollievo. A Bali la 13esima Conferenza internazionale sui cambiamenti climatici ha adottato una «road map»: i negoziati per il post-Kyoto dovrà iniziare «prima possibile e non più tardi dell’aprile 2008», dal momento che la prima fase del protocollo si esaurirà nel 2012. Un risultato non facile, raggiunto fra lacrime, scoppi d’ira, negoziati estenuanti. Dopo 13 giorni di negoziato (uno in più del previsto) e una maratona notturna, i ministri degli ambienti e i delegati di 190 Paesi hanno definito una base che apre la strada a un accordo senza precedenti su come far fronte alla battaglia contro il surriscaldamento del pianeta. Quando i negoziati sembravano sull’orlo della rottura, gli Stati Uniti, che chiedevano un maggiore impegno ai Paesi in via di sviluppo, hanno fatto un’improvvisa marcia indietro: apparentemente convinti dal breve intervento della delegata di Papua Nuova Guinea, la delegazione Usa, guidata dal sottosegretario Paula Dobriansky e rimasta assolutamente isolata, ha dato il via libera al documento. Applauso liberatorio in sala. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha definito l’accordo «un buon inizio». Ma «è solo l’inizio e non la fine», ha sottolineato. «Adesso dobbiamo impegnarci in negoziati molto complessi, difficili e lunghi».

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