La guerra dei tubi

Ora che anche l'Ungheria si è posizionata dalla parte dell'Orso sovietico, il progetto 'South Stream' della Gazprom-Eni diventa l'antagonista più temibile per i piani euro-americani di approvigionamento e sicurezza energetica

Ora che anche l’Ungheria si è posizionata dalla parte dell’Orso sovietico, il progetto ‘South Stream’ della Gazprom-Eni diventa l’antagonista più temibile per i piani euro-americani di approvigionamento e sicurezza energetica. Con l’accordo tra il presidente russo Dmitri Medvedev e il Primo ministro ungherese Ferenc Gyurcsany, sottoscritto a Mosca il 28 febbraio scorso, la Russia si assicura il tratto finale del percorso che il nuovo gasdotto dovrebbe seguire: partenza da Beregovaya nel Mar Nero, arrivo a Varna in Bulgaria e da qui biforcazione verso nord (attraverso Romania, Ungheria, Austria, Repubblica Ceca e Germania) o sud (attraverso Grecia, Albania e Puglia).

Il tracciato finale non è ancora stato reso noto, ma il ‘South Stream’ rappresenta l’alternativa all’opzione ‘Nabucco’ (appoggiato da Unione Europea e Stati Uniti), che dai giacimenti del Mar Caspio dovrebbe trasportare il gas azero, kazako e turkmeno passando per la Turchia e seguendo un percorso analogo al ‘South Stream’.

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