
È stata Vladimir Luxuria la regina del Gay Pride nazionale, la cui manifestazione quest’anno si è tenuta a Bologna. La cerimonia si è aperta con un serpentone di bandiere arcobaleno aperto da un’orchestrina che suona «Rosamunda». Luxuria, con tanto di una coroncina in testa e un gonnellino bianco, davanti a tutti. Poco distante lo striscione con le tre parole d’ordine: ‘Dignità, parità, laicità’.
E poi Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay, Marcella Di Folco, leader del Movimento transessuali italiani (in mise nera in segno di lutto, come ha spiegato lei stessa) e l’ex deputata del Prc. «Avevano previsto una Bologna grigia e nuvolosa, siamo venuti a colorare questa città» ha spiegato Luxuria. In testa la corona con scritto ‘No angel’. «Perché, meno male, non sono un angelo» ha spiegato. Presenti anche Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, Vittoria Franco, ministro ‘ombra’ del Pd per le Pari opportunità, e Sergio Lo Giudice, presidente onorario di Arcigay. Tanti i cartelli a favore della laicità e uno rivolto alla Carfagna: «Carfy, te la sbatto in faccia la cravatta», che allude all’invito rivolto dal ministro a un Pride meno appariscente, ‘in giacca e cravatta’. Secondo gli organizzatori i partecipanti sono almeno 20 mila, la stima della Questura è di 6-7 mila presenti.

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