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Strage di Bologna: Si parla di fischi si dimenticano le vittime

Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione familiari delle vittime, si sente come un vaso di cristallo sui binari dell’alta velocità: «Si finisce con il parlare solo di fischi e contestazioni: è uno scippo di visibilità. Spero che sia finita»

La sinistra dura che minaccia contestazioni: e il ministro Alfano che rinuncia alla trasferta bolognese. L’assessore Mancuso che dà dell’«incolore» al ministro Rotondi: e scoppia un altro putiferio sull’asse Cofferati- Berlusconi. I parlamentari del Pdl che attaccano la Procura e rilanciano la pista palestinese. In mezzo a tutto ciò, Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione familiari delle vittime, si sente come un vaso di cristallo sui binari dell’alta velocità: «Si finisce con il parlare solo di fischi e contestazioni: è uno scippo di visibilità. Spero che sia finita». La bomba che il 2 agosto 1980 fece una mattanza alla stazione di Bologna colpì quattro della sua famiglia: il suocero (ucciso), la suocera, la madre e il figlio di allora 7 anni (feriti gravemente): «Traumi che ti cambiano la vita », commenta Bolognesi.

Vigilia tormentata, presidente. Partiamo dalla rinuncia di Alfano. Di chi la responsabilità?
«Di chi ha alzato barricate verbali contro l’arrivo del Guardasigilli, e parlo della sinistra, procurando un danno soprattutto ai familiari delle vittime. Fischiare, fischiare: un modo, il loro, per dire che esistono. Un’infantile ricerca di visibilità».

Voi avreste apprezzato la presenza di Alfano?
«Certo, sarebbe stata la prima volta di un Guardasigilli alla commemorazione del 2 Agosto».

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