Anche i movimenti sociali delle Marche saranno protagonisti del percorso di contestazione diffusa al vertice del G8, inaugurato dalla giornata dell’indipendenza del 4 luglio a Vicenza e proseguito con le iniziative organizzate dalle popolazioni abruzzesi contro quella che gli stessi definiscono "la militarizzazione dell’emergenza e per una ricostruzione sociale dal basso, a partire dalla fiaccolata per la verità, la giustizia e la memoria della notte del 6 luglio."
Dopo aver testimoniato la solidarietà alle comunità vicentine e abruzzesi, l’appuntamento della mobilitazione generalizzata antiG8 nelle Marche è per giovedì 9 luglio ad Ancona: le Comunità Resistenti, l’Ambasciata dei Diritti e YaBasta! Marche hanno lanciato l’appello a una Giornata Senza Frontiere, contro i respingimenti e le violazioni quotidiane del diritto di asilo nel porto di Ancona: "una giornata per liberare il porto di Ancona dalle barriere e dalle gabbie dove si infrangono quei desideri di libertà e dignità che vengono dal mare. Per rivendicare l’indipendenza e l’autonomia delle comunità che vogliono rovesciare la crisi in opportunità di decisione comune sulla trasformazione del presente.”
Una giornata di mobilitazione che vuole rispondere collettivamente all’operazione di polizia e magistratura che vede colpiti, tra i 21 arrestati, anche Marco e Anton, attivisti del Csa Oltrefrontiera di Pesaro, realtà storica delle reti di movimento nelle Marche. Un’operazione che segna la misura del "restringimento dell’agibilità sociale delle garanzie democratiche in questo paese. Un teorema insostenibile e un inconsistente impianto accusatorio, dai quali risulta evidente come la composizione dei soggetti individuati come responsabili ricalchi la mappa delle realtà sociali e studentesche protagoniste dei percorsi di mobilitazione. Chi crede che provocazioni e intimidazioni possano fermare tutto questo commette un grossolano errore di valutazione."
La manifestazione partirà da Piazza Roma alle ore 19.00 per dirigersi verso il porto “per aprire alla cittadinanza senza confini lo spazio negato del porto, perché ritorni ad essere un bene comune di tutta la città. Per dire basta alla vergogna dei respingimenti, per abbattere l’infrastruttura securitaria del nuovo razzismo aprendo le porte d’oriente alla libertà e ai diritti."

Hombre Comùn








