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Le donazioni in caso di calamità

Donare risorse ad organizzazioni che stanno operando a favore delle popolazioni colpite dallo tsunami dell’Oceano Indiano è un modo per contribuire ad alleviare le sofferenze di chi già aveva poco ed ha perso pure quello.

Si può fare di più e meglio selezionando le organizzazioni che operano già sul campo o che stanno per iniziare dei programmi di aiuto internazionale. Un elenco aggiornato di queste è reperibile sul sito di Vita – il magazine del non profit.

Un passo ulteriore è quello di utilizzare alcuni strumenti legislativi, che non sempre si conoscono, adatti a questo caso. Abbiamo infatti un paio di leggi che possono aiutare i potenziali donatori nella loro opera di affidamento delle risorse.

La prima è la legge n. 49/1987 che istituisce e regola le attività delle organizzazioni non governative (o.n.g.): permette di vendere beni destinati all’estero senza applicazione dell’I.V.A..

I fornitori non devono chiedere alcuna dichiarazione di intento alle o.n.g.. Basterà che l’organizzazione cliente dichiari gli estremi del provvedimento di riconoscimento di idoneità da parte del Ministero degli Affari Esteri e la destinazione (il Paese estero) dei beni.

Per comprovare l’avvenuta esportazione non è necessario trasmettere al fornitore la copia della fattura vistata dalla dogana di uscita: il decreto ministeriale 10/03/1988 n. 379 afferma che si è esonerati da qualsiasi responsabilità se la destinazione estera dei beni e il provvedimento di riconoscimento della o.n.g. sono riportati sui documenti di trasporto e sulla fattura.

E’ utile precisare che se la spedizione è effettuata mediante trasporto o spedizione all’estero a cura o a nome del cedente, la cessione si configura come un’operazione ex art. 8, comma 1, lettera a) d.P.R. 633/72 e quindi rilevante ai fini della formazione del plafond I.V.A..

La seconda è la legge 133/99 (cfr. art. 27).

In questo caso le imprese possono dedurre ai fini della determinazine del reddito sia le erogazioni liberali in denaro (comma 1) sia le cessioni gratuite di beni-merce o di beni strumentali (comma 2), senza le limitazioni previste dall’art. 100 T.u.i.r. (deducibilità limitata al 2% del reddito d’impresa dichiarato).

I soggetti per il tramite dei quali si possono effettuare le donazioni alle popolazioni colpite dalle calamità pubbliche o da altri eventi straordinari sono stati precisati con il d.p.c.m. 20 giugno 2000 e sono:

a) organizzazioni non lucrative di utilità sociale di cui all’art. 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460;

b) organizzazioni internazionali di cui l’Italia è membro (per esempio Unione Europea e Onu);

c) altre fondazioni, associazioni, comitati ed enti che, costituiti con atto costitutivo o statuto redatto nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, tra le proprie finalità prevedono interventi umanitari in favore di popolazioni colpite da calamità pubbliche o altri eventi straordinari;

d) amministrazioni pubbliche statali, regionali e locali, enti pubblici non economici (per esempio anche la Croce Rossa Italiana, almeno sino a quando sarà ancora ente di diritto pubblico).

e) associazioni sindacali e di categoria

In particolare la cessione gratuita di beni non si considera destinazione a finalità estranee all’esercizio dell’impresa e quindi non rilevano ai fini della determinazione dei ricavi o delle plusvalenze.

Anche se non espressamente indicato, dalla particolare formulazione del testo legislativo si evince che, tanto le erogazioni liberali in denaro quanto le cessioni gratuite di beni effettuate dalle imprese, non rilevano ai fini della determinazione della base imponibile I.R.A.P., al contrario delle erogazioni liberali effettuate ai sensi dell’art. 100 T.u.i.r. (ex art. 65 vecchio T.u.i.r.). Questo perché nel testo legislativo relativo all’I.R.A.P. (cfr. d.lgs. 506/99) si fa espresso riferimento alle tipologie di erogazioni liberali ex art. 65 T.u.i.r. (ora art. 100).

Restano invece dubbi sull’applicazione del meccanismo della rettifica della detrazione dell’I.V.A. sugli acquisti alle cessioni gratuite di beni. Ciò che ai fini del T.u.i.r. non è considerato “destinazione estranea” non sempre è considerato tale ai fini I.V.A. .

Per esempio il legislatore (pasticcione) per rendere operative le disposizioni indicate nei commi 2 e 4 dell’art. 13, d.lgs. 460/97 è infatti intervenuto con l’art. 6, comma 15, legge 133/99 per il quale si considerano “distrutti” i prodotti alimentari non più commercializzati o non idonei alla commercializzazione per carenza o errori di confezionamento, di etichettatura, di peso o altri motivi simili, oggetto di cessioni gratuite alle O.n.l.u.s. (e solo a questi enti e non agli altri soggetti prima indicati). Nel formulare tale norma ci si è incredibilmente dimenticati però di indicare i prodotti farmaceutici.

A questo punto abbiamo che, ai fini del T.u.i.r., la cessione gratuita alle O.n.l.u.s. di prodotti alimentari e farmaceutici ritirati dai circuiti commerciali, non è considerata destinazione a finalità diverse a quelle dell’impresa. Questo vale anche ai fini I.V.A. (e quindi non deve essere effettuata la rettifica dell’I.V.A. ammessa in detrazione) ma solo per i prodotti alimentari.

Per evitare il problema le imprese potrebbero perciò effettuare un’adeguata erogazione liberale in denaro all’ente e con questa si potrebbe legittimamente acquistare (senza alcuna sottofatturazione) i beni necessari all’operazione umanitaria. Il massimo rendimento si potrebbe ottenere se il successivo acquisto fosse effettuato da una o.n.g.: in questo caso avremmo gli effetti descritti nel paragrafo riguardante la legge 49/87.