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Alcune considerazioni sulle "banche armate"

La denominazione “banca armata” è sicuramente di effetto ma non rivela in pieno la natura e soprattutto l’attività dell’istituto di credito in questione. Analizziamo allora il problema per comprenderne la portata e pensare alle possibili soluzioni.

Nell’immaginario collettivo con il termine “banca armata” si pensa di etichettare ogni istituto di credito, per il solo fatto di apparire nell’elenco allegato (l’elenco è previsto dall’art. 27, legge n. 185/90) alla relazione parlamentare prevista dalla legge 185/90 (la relazione parlamentare è prevista dall’art. 5, legge n. 185/90) e pubblicato annualmente.

In realtà l’elenco, pur assolvendo ad un desiderio di trasparenza da parte dei cittadini e delle organizzazioni che hanno a cuore gli argomenti legati alla pace e al disarmo, nasce monco perché riguarda esclusivamente e per espressa previsione di legge, le transazioni bancarie in materia di esportazione, importazione e transito di materiali di armamento.

In altri termini l’elenco evidenzia i nominativi degli istituti di credito che sono intervenuti nel regolamento (vale a dire: di pagamento o incasso) di operazioni commerciali internazionali.

Infatti, quando un operatore straniero intende acquistare beni da un operatore nazionale, normalmente fa accompagnare l’ordinativo da una lettera di credito aperta da una banca straniera presso una banca nazionale a favore del venditore. Questi può chiedere alla banca nazionale anticipazioni sull’importo del credito ottenuto, chiedendo in sostanza un prestito per potersi garantire la liquidità necessaria all’acquisto delle materie prime e per l’avvio della produzione.

Al momento della consegna della fornitura, se tutti i vincoli previsti nella lettera di credito saranno stati rispettati, l’operatore straniero (la sua banca) provvederà al pagamento a favore della banca nazionale e quindi dell’operatore nazionale che nel contempo chiederà l’estinzione dell’anticipazione ottenuta.

Il regolamento delle operazioni internazionali può avvenire anche mediante semplici trasferimenti internazionali di fondi (bonifici) ma è dubbio che per importi così rilevanti e per operatori che risiedono in Paesi rischiosi ciò possa avvenire.

Il sistema delle lettere di credito offre migliori garanzie ad entrambi gli operatori che qui però non interessa analizzare.

In entrambi i casi, e quindi sia con il sistema delle lettere di credito sia con il sistema dei pagamenti a mezzo trasferimento fondi, si tratta di operazioni che devono essere segnalate e preventivamente autorizzate dal Ministero dell’Economia (ex Ministero del Tesoro).

E’ perciò del tutto evidente che un qualsiasi costruttore o commerciante di materiali di armamenti nazionale potrebbe tranquillamente chiedere “normali” linee di credito ad una banca nazionale senza che questa appaia per conseguenza nell’elenco delle “banche armate” dal momento che questo tipo di crediti sfugge completamente all’azione di monitoraggio prevista dalla legge 185/90.

In altri termini l’impresa X può normalmente chiedere alla banca Y un’apertura di un conto corrente “in rosso” o altre forme di finanziamento, diverse da quelle legate alle operazioni di pagamento internazionale, e la banca Y mai apparirà nell’elenco delle cosiddette “banche armate” sebbene abbia sostanzialmente aiutato e sostenuto la produzione di materiali di armamento.

Appare perciò (purtroppo) evidente che possono esservi (e sicuramente ve ne sono) “banche armate” ben più “armate” di quelle elencate nella relazione parlamentare annuale sull’argomento.

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