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Perplessità sul 5 per mille

Nel caso in cui ottenessimo il riconoscimento potremmo accedere al 5 per mille o sarebbe necessario assumere la forma di fondazione?

Le vostre domandePer una maggiore comprensione delle risposte, rispondo alle domande punto per punto:

Siamo una associazione non riconosciuta con la finalità di sostenere finanziariamente progetti di ricerca scientifica svolti in un centro ospedaliero di tipo universitario. Ci stiamo attivando per accedere (il prossimo anno) ai finanziamenti derivanti dal 5 per mille destinato dai contribuenti ai soggetti ammessi.

Guida: Per il momento non c’è alcuna certezza circa la riproposizione per l’anno prossimo del “5 per mille”. La finanziaria per il 2006 ha introdotto infatti questa forma di finanziamento ma a titolo sperimentale e solo per il 2006 con riferimento alle dichiarazioni dei redditi 2005. Entrambi gli schieramenti hanno promesso che, in caso di vittoria elettorale, riproporranno la misura, ma siamo a livello di promesse (elettorali).

Le nostre perplessità derivano dalla non completa comprensione dei requisiti necessari:
nel caso in cui ottenessimo il riconoscimento potremmo accedere al 5 per mille o sarebbe necessario assumere la forma di fondazione?

Guida:
La Legge 23 dicembre 2005 n. 266, articolo 1, comma 337 alla lettera a) prevede la destinazione del 5 per mille, tra gli altri soggetti, per il sostegno di fondazioni e associazioni riconosciute.
L’articolo 10, comma 1, lettera a. del D. Lgs. n. 460/1997, però, specifica che è concesso usufruire del 5 per mille alle fondazioni e associazioni riconosciute che operano nei seguenti settori:
[.] ricerca scientifica di particolare interesse sociale svolta direttamente da fondazioni ovvero da esse affidata ad università, enti di ricerca ed altre fondazioni.

Per i soggetti del settore a) o si è Onlus, o associazioni di promozione sociale oppure associazioni riconosciute e fondazioni.
Le fondazioni e le associazioni riconosciute sono perciò equivalenti a livello di soggettività. L’importante è che svolgano un’attività simile a quella delle Onlus pur non essendole: sono infatti ammessi i soggetti che “operano nei settori di cui all’art. 10, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460″. Con questa formula (un po’ ambigua) sono state ricompresi quegli enti senza finalità di lucro che, pur non avendo le caratteristiche indicate nelle lettere seguenti del comma 1 (es. divieto di distribuzione indiretta degli utili, devoluzione del patrimonio ad altre Onlus ecc.), svolgono per esempio attività negli ambiti previsti per le Onlus. Tra le attività vi è anche la beneficenza così come l’Agenzia delle Entrate l’ha definita ed estesa con la risoluzione n. 292 del 9 settembre 2002 (per un commento si veda: http://www.fiscooggi.it/ e quindi quella svolta nei confronti di altri soggetti che svolgono attività di ricerca scientifica.

A questo punto ci chiediamo: con quest’ultimo intervento sarebbe necessario assumere la forma di fondazione o sarebbe sufficiente ottenere il riconoscimento dell’associazione? Si potrebbe sfruttare, in alternativa, il punto b) della Legge 23 dicembre 2005 n. 266, articolo 1, comma 337 che individua quale finalità il finanziamento della ricerca scientifica e delle università visto che il soggetto beneficiario è una clinica universitaria?

Guida: Non ha importanza la forma: va bene sia l’associazione riconosciuta, sia la fondazione. Scarterei il punto b) in quanto è riservato a soggetti che svolgono attività di ricerca scientifica e come tali sono riconosciuti con apposito regolamento governativo (che ora non vado a ricercare).

Saluti

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