Patrimonio Onlus, retribuzioni e raccolta pubblica di fondi

Gli altri punti toccati dalla circolare 59/E. Il più importante riguarda la raccolta pubblica di fondi. Anche in questo caso le conclusioni sono strane.

Il punto 4 della circolare n. 59/E prende in considerazione il caso di una O.n.l.u.s. che “esce” da tale regime pur rimanendo nell’ambito del non profit.

Secondo l’Agenzia delle Entrate solo la parte di incremento patrimoniale riferibile al periodo in cui l’ente è stato in regime O.n.l.u.s. deve essere devoluta secondo le disposizioni proprie delle O.n.l.u.s.. In sostanza, il patrimonio formatosi prima e dopo il periodo O.n.l.u.s. rimane all’ente.

Anche il punto 5 appare condivisibile: le retribuzioni e i compensi degli amministratori e dei lavoratori dipendenti delle O.n.l.u.s. possono superare il limite posto nell’art. 10, comma 6, lettera e), d.lgs. 460/97 che identifica le situazioni considerate distribuzione indiretta di utili.

La O.n.l.u.s., qualora ne ricorrano i presupposti, deve presentare un’istanza di disapplicazione della norma, ai sensi dell’art. 37-bis d.P.R. 600/73.

Anche i punti 6 e 7 sono condivisibili: le indicazioni riguardano le raccolte pubbliche di fondi in occasione di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione mediante cessione di beni o di servizi ai sovventori di modico valore.

L’unica cosa che è praeter legem (oltre la legge) è l’affermazione che l’Agenzia delle Entrate fa a proposito della destinazione dei fondi raccolti: si ritiene che i fondi raccolti debbano essere destinati per la maggior parte del loro ammontare a finanziare i progetti e l’attività per cui la raccolta fondi è stata attivata. I fondi raccolti, in sostanza, non devono essere utilizzati dall’ente per autofinanziarsi a scapito delle finalità solidaristiche che il legislatore fiscale ha inteso incentivare.

In base a tale affermazione, i risultati delle raccolte fondi devono essere destinati ad un progetto preciso e non a finanziare le organizzazioni. Ci si chiede allora che cosa possa finanziare l’hardware delle organizzazioni…

Forse sarebbe meglio verificare se l’organizzazione globalmente riesce a contenere i costi generali di gestione come avviene per esempio per le charities inglesi.

Sono sicuro che avremmo non poche sorprese.

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