
Il decreto che approvava il mod. AA5/5 risale al 1987 e da allora niente di nuovo dal fronte occidentale. Eppure gli enti non commerciali sono cambiati parecchio e così anche la necessità di comunicare al Fisco dati sempre più complessi ma che rispecchiano più fedelmente la mutata realtà.
Nel modulo, che definire obsoleto è ormai un eufemismo, manca dall’alto in basso la possibilità di:
- indicare la cessazione dell’ente non commerciale e l’indicazione della data di decorrenza degli eventi modificativi;
- il codice attività fermo ancora alla codifica a 4 cifre, non più utilizzata da quasi un decennio in qua;
- comunicare i dati del vice presidente, importante quanto il presidente se questo è momentaneamente impedito nello svolgimento delle proprie funzioni;
- comunicare i dati delle sedi secondari;
- comunicare i dati relativi all’effettuazione di operazioni straordinarie quali la trasformazione, estesa agli enti non profit per effetto della riforma del diritto societario;
- manca lo spazio per conferire la delega all’incaricato alla presentazione;
- manca lo spazio per indicare il luogo in cui sono tenute le scritture contabili.
E sarebbe opportuno adottare una codifica adeguata relativamente alla tipologia dell’ente non profit, stante l’estesa legislazione speciale sopravvenuta in materia. L’anagrafe tributaria infatti non è in grado di sapere se il contribuente è un’associazione di volontariato, una fondazione teatrale, un’associazione di promozione sociale o altro.
Per non parlare poi dell’impossibilità di presentazione del modello attraverso entratel, operazione che risulterebbe alquanto comoda per gli operatori e per gli intermediari.
Non sarebbe male se l’Agenzia delle Entrate prendesse in considerazione il pensionamento del mod. AA5/5 per sostituirlo con uno più adeguato ai tempi e alle necessità degli operatori. Sempreché al Fisco interessi sapere quali siano le sue controparti.

Gianpaolo Concari








