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Finanziamento da Comune

Salve sono il presidente di un circolo scacchi che da qualche mese è diventato un'associazione sportiva dilettantistica. Dovremmo percepire un finanziamento dal comune. Dal momento che noi come asociazione abbiamo solo il codice fiscale siamo obbligati ad aprire una partita IVA (noi non vorremmo)? Il comune ci ha fatto capire che è quasi impossibile non aprirla. Altro quesito. Come retribuire gli istruttori soci del circolo che effettuano corsi nelle scuole? Sono corsi di 10 ore. Che tipo di trattamento fiscale dobbiamo applicare? Quale ricevuta dobbiamo emettere agli istruttori? Grazie mille

Le vostre domande

Per dare una risposta completa e corretta bisognerebbe capire che natura ha il “finanziamento“.
Se per finanziamento si intende una sponsorizzazione allora la richiesta del comune (la fattura) è corretta.
Per capirci la sponsorizzazione è il compenso che lo sponsor paga a voi (sponsee) a fronte di una vostra attività tesa a diffondere il marchio o un prodotto dello sponsor, come per esempio indossare una maglietta con il marchio durante le attività agonistiche. In questo caso, lo sponsee deve fatturare con IVA la somma che lo sponsor paga perché l’attività dello sponsee è considerata commerciale.

Per finanziamento si può anche intendere un semplice prestito di una somma per lo svolgimento di una particolare attività. Ma il prestito prevede anche una restituzione e da quanto leggo non mi pare che questo sia il caso.

Ci sono poi i contributi che gli enti pubblici erogano più o meno a fondo perduto a favore di altri soggetti (imprese o enti non profit).
Tali contributi possono essere classificati come:

  1. contributi in conto esercizio se tendono ad abbattere oneri dell’esercizio
  2. contributi in conto capitale se tendono a concorrere all’acquisto di beni durevoli (immobili, attrezzature ecc.)

Se i contributi di tipo 1) sono erogati a soggetti che li impiegano per attività di natura commerciale (per esempio l’organizzazione di un corso a pagamento rivolto a non tesserati), l’ente erogante ha l’obbligo di effettuare la ritenuta fiscale a titolo di acconto del 4% (cfr. art. 28, comma 2, d.P.R. 600/73).
Qualora, invece, il contributo sia erogato per attività non commerciali NON si applica alcuna ritenuta.
Per chiedere la NON applicazione della ritenuta, ovviamente se ne ricorrono i presupposti, bisogna dichiarare all’ente che il contributo è diretto ad un’attività non commerciale.

I compensi pagati agli istruttori da parte dell’associazione sportiva dilettantistica sono considerati redditi diversi e sono tassati nel modo seguente:

  • fino a 7.500 EUR/anno i compensi sono considerati esenti da qualsiasi imposta;
  • oltre il limite di 28.158,28 EUR/anno (quindi per la parte eccedente) la ritenuta è a titolo di acconto e quindi il compenso deve essere dichiarato dall’istruttore.

In ogni caso l’associazione sportiva dilettantistica deve:

  • consegnare al percettore la certificazione dei compensi erogati
  • presentare il mod. 770 nel quale va ad indicare i soggetti che hanno percepito le somme esenti, quelle soggette a ritenuta a titolo di imposta e quelle soggette a ritenuta d’acconto.
  • Se il percettore riceve compensi di questa natura da più organismi sportivi dilettantistici deve rilasciare a questi un’autocertificazione nella quale si attesta che ha/non ha superato il limite annuo di 7.500 EUR di compensi. Questo affinché l’associazione possa applicare correttamente la ritenuta fiscale se del caso.

    Saluti
    Gianpaolo Concari