
L’attività che mi descrivi difficilmente riesce a sfuggire alla legislazione sull’IVA. Si tratta infatti di un’attività svolta a prestazioni corrispettive: voi vi esibite e chi vi invita paga un prezzo. Poco conta che quanto vi pagano sia sufficiente a coprire le spese di viaggio e le “attrezzature di scena”.
Anche l’attività svolta in forma di associazione non sfuggirebbe alla tassazione.
L’associazione, per essere considerata senza finalità di lucro, dovrebbe svolgere un’attività “istituzionale” cioè o rivolta ai soci o svolta senza alcuna forma di retribuzione. Quello che considerate rimborso sarebbe comunque una forma di retribuzione, a meno che non si tratti di un rimborso spese a piè di lista.
In più l’associazione dovrebbe tenere una contabilità anche se minima.
Occorre perciò riorganizzare l’attività: un’associazione deve avere un’attività in cui possono coesistere due componenti.
Quella fondamentale deve essere non profit quindi svolta senza corrispettivo. All’interno di questa, le vostre rappresentazioni devono essere svolte in modo gratuito. L’associazione può riscuotere corrispettivi (non tassati) dai propri associati per eventuali prestazioni svolte nei loro confronti per esempio per attività di formazione o altro.
Quella secondaria è quella “commerciale”, cioè quella svolta a prestazioni corrispettive: esibizione contro somma di denaro.
Per capire quali possano essere le implicazioni, potete fare riferimento alla guida al non profit pubblicata dall’Agenzia delle Entrate.
Saluti

Gianpaolo Concari








