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Aiuti umanitari in caso di calamità

Aggiorno un intervento di qualche tempo fa e che può essere utile per meglio indirizzare le risorse.

Bandiera di HaitiIl primo consiglio che posso dare è quello di selezionare bene le organizzazioni che operano già sul campo e che sono ben attrezzate per le emergenze. Le organizzazioni che sono in grado di costruire e gestire ospedali in zone di guerra (per esempio Emergency) non sempre sono in grado di gestire emergenze come quella di un terremoto perché non sono attrezzate per queste eventualità come invece è in grado di fare MSF - Medici Senza Frontiere

Il secondo è che le donazioni a chi ha perso tutto non sono l’occasione per pulire casa o per eliminare fondi di magazzini. Occorre donare ciò che serve e ciò che serve deve essere in ottimo stato di efficienza altrimenti al disastro si somma anche la necessità di dover smaltire i rifiuti. Perciò prima di donare attrezzature e/o materiale in genere, verificate se si tratta di beni utili all’organizzazione che li riceve.

Il terzo è che è difficile trasportare ad Haiti (in questo caso) attrezzature e materiali per i costi di trasporto. Forse è più conveniente acquistare le stesse cose, per esempio nella Repubblica Dominicana o in qualche stato vicino.

Il quarto è che passata l’onda emotiva, spenti i riflettori dei media (tra circa 15 giorni, non oltre), difficilmente si parlerà della catastrofe ed è a partire da quel momento che gli aiuti faranno la differenza. Perciò è bene attendere, lasciare che la furia degli aiuti umanitari si plachi, e poi con calma si potrà scegliere qualche organizzazione, magari non troppo elefantiaca, che sicuramente sarà riuscita a formulare un progetto concreto di ricostruzione/cooperazione con la popolazione locale.

Il passo ulteriore è quello di utilizzare alcuni strumenti legislativi, che non sempre si conoscono, adatti a questi casi. In Italia abbiamo infatti almeno tre leggi che possono aiutare i potenziali donatori nella loro opera di affidamento delle risorse.

La prima è la legge n. 49/1987 che istituisce e regola le attività delle organizzazioni non governative (o.n.g.): permette di vendere beni destinati all’estero senza applicazione dell’I.V.A..
I fornitori non devono chiedere alcuna dichiarazione di intento alle o.n.g.. E’ sufficiente che l’organizzazione cliente dichiari gli estremi del provvedimento di riconoscimento di idoneità da parte del Ministero degli Affari Esteri e la destinazione (il Paese estero) dei beni.
Per comprovare l’avvenuta esportazione non è necessario trasmettere al fornitore la copia della fattura vistata dalla dogana di uscita: il decreto ministeriale 10/03/1988 n. 379 afferma che si è esonerati da qualsiasi responsabilità se la destinazione estera dei beni e il provvedimento di riconoscimento della o.n.g. sono riportati sui documenti di trasporto e sulla fattura.
E’ utile precisare che se la spedizione è effettuata mediante trasporto o spedizione all’estero a cura o a nome del cedente, la cessione si configura come un’operazione ex art. 8, comma 1, lettera a) d.P.R. 633/72 e quindi rilevante ai fini della formazione del plafond I.V.A..

La seconda è la legge 133/99 (cfr. art. 27). In questo caso per le imprese (e solo loro) è fiscalmente deducibile il 100% delle erogazioni liberali in denaro (comma 1) sia le cessioni gratuite di beni-merce o di beni strumentali (comma 2), senza le limitazioni previste dall’art. 100 T.u.i.r. (deducibilità limitata al 2% del reddito d’impresa dichiarato) né quelle previste dall’art. 14, d.l. 35/1995 (+ dai - versi).

I soggetti per il tramite dei quali si possono effettuare le donazioni alle popolazioni colpite dalle calamità pubbliche o da altri eventi straordinari sono stati precisati con il d.p.c.m. 20 giugno 2000 e sono:

a) organizzazioni non lucrative di utilità sociale di cui all’art. 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460;

b) organizzazioni internazionali di cui l’Italia è membro (per esempio Unione Europea e Onu);

c) altre fondazioni, associazioni, comitati ed enti che, costituiti con atto costitutivo o statuto redatto nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, tra le proprie finalità prevedono interventi umanitari in favore di popolazioni colpite da calamità pubbliche o altri eventi straordinari;

d) amministrazioni pubbliche statali, regionali e locali, enti pubblici non economici (per esempio anche la Croce Rossa Italiana, almeno sino a quando sarà ancora ente di diritto pubblico).

e) associazioni sindacali e di categoria

In particolare la cessione gratuita di beni non si considera destinazione a finalità estranee all’esercizio dell’impresa e quindi non rileva ai fini della determinazione dei ricavi o delle plusvalenze.
Si ritiene che le erogazioni liberali di questo tipo siano deducibili anche ai fini I.R.A.P. mentre restano invece dubbi sull’applicazione del meccanismo della rettifica della detrazione dell’I.V.A. sugli acquisti alle cessioni gratuite di beni. Ciò che ai fini del T.u.i.r. non è considerato “destinazione estranea” non sempre è considerato tale ai fini I.V.A..

La terza è il d.l. 35/2005 dove, all’art. 14, troviamo le disposizioni note come “+ dai - versi” e riguarda le persone fisiche (i privati per capirci) che possono fare erogazioni liberali in denaro per un importo che non deve superare il 10% del reddito complessivo imponibile.
Attenzione però: i versamenti devono essere “canalizzati” e quindi effettuati attraverso bonifici bancari, carte di credito ecc.

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