Questo sito contribuisce alla audience di

Forum sul fundraising

Il Forum a Milano sulle Linee Guida in preparazione

l'immagine rappresenta dei soldiOspito l’intervento dell’amico Carlo Mazzini, deus ex machina del sito quinonprofit, inviato speciale al forum sulle linee guida per il fundraising approvate dall’Agenzia per le Onlus che si è tenuto a Milano.

Un’Agenzia disponibile, un lavoro in mezzo al guado, un non profit competente e dai riflessi pronti. Riassumerei così l’esito dell’incontro organizzato oggi pomeriggio dall’Agenzia per le Onlus a Milano, incontro di confronto sulle ancora “inedite” Linee Guida per la raccolta dei fondi.

L’Agenzia – nella persona del Consigliere Edoardo Patriarca – ha parlato poco, presentando velocemente un documento articolato, frutto di un lavoro a più mani scaturito anche dalla collaborazione di esperti del settore. Poi è intervenuto il non profit che ha fatto un esame completo del testo, evidenziandone i punti di forza e quelli di debolezza, palesando anche i rischi che un testo del genere – se pubblicato così – potrebbe ingenerare nel pubblico e nelle organizzazioni. Non posso ripercorrerne qui tutti i contenuti perché – a mia domanda sulle ragioni della sua mancata pubblicazione sul sito dell’Agenzia – mi è stato risposto che in effetti è ancora un “draft”, che non è ancora pubblico. Misteri della burocrazia: anche l’Agenzia delle Entrate pubblica le bozze dei modelli e delle dichiarazioni fiscali, aprendo un forum (sul sito) per chiedere il parere degli esperti, dei contribuenti!

I contenuti
Prima parte: Linee Guida, ove per punti vengono snocciolati dei principi in gran parte condivisibili nella loro generalità e genericità, meno quando si vanno a definire alcune peculiarità. Ad esempio:Trasparenza, Rendicontabilità, Accessibilità. Chi è contrario? Nessuno. Certo che poi non è parso utile scrivere che ogni raccolta fondi deve avere una performance 70/30 che significa che almeno il 70% dei fondi ivi raccolti deve andare al progetto e il restante 30% rappresenta il limite massimo dei costi sostenuti per realizzare l’attività di raccolta fondi. In molti interventi di enti non profit si è sottolineato che ha senso il rapporto solo considerando il complesso delle attività di raccolta fondi (eventi, mailing ecc) e non possa essere rispettato per ogni singolo evento o campagna di raccolta fondi. I casi citati sono stati quelli di raccolte di piazza colpite da giornate meteorologicamente frustranti, o delle prime campagne di direct mail.

Nella seconda parte del documento sono state presentate alcune schede di pratiche di raccolte fondi, dal telemarketing, al face to face, dai rapporti con le aziende, a quelli con i grandi donatori. Schede che sono state ritenute troppo schematiche (mi autocito: mancano gli obblighi di legge, anche accennati, o le difficoltà di interpretazione o applicazione delle norme). L’Agenzia ha ammesso che mancano ancora le schede degli sms solidali (intendono sentire gli operatori telefonici e, scusate, mi sfugge un poco il senso), delle attività via internet, e credo – ma non tutti concordavano – del 5 per mille, che non è chiaro se sia raccolta fondi oppure no (perché no?).

È stato molto apprezzato lo sforzo dell’Agenzia che porterà certamente – grazie a un sistema di condivisione delle correzioni/integrazioni del testo ancora da definire – a un testo più maturo e maggiormente aderente alla realtà. È stato apprezzata anche l’ammissione dell’Agenzia di non voler – con questo documento o con sua successiva evoluzione – dare un “bollino blu” alle organizzazioni.

Molte e variegate le reazioni e le voci responsabili dei fundraiser navigati presenti, che si misurano ogni giorno con la fatica di chiedere risorse.
“Il bollino blu ce lo danno i nostri donatori, quando di anno in anno ci confermano il loro impegno”. Condivido, anche se detta così appare un po’ autoreferenziale (ma conoscendo personalmente chi l’ha detto, so che non è così).
“Ottime le linee guida, ma attenzione ai costi che dobbiamo sostenere per rientrare seppur volontariamente nelle prescrizioni; lo Stato e le Aziende sottostanno a molti meno obblighi.”
“Concordiamo sulla trasparenza ma attenzione ad “obbligarci” a dover svelare tutte le nostre prassi di marketing al pubblico: i primi a venire sui nostri siti sono i competitor, per copiarle”.

L’Agenzia ha promesso che li ascolterà; staremo a vedere.