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5. Rendicontare il 5 per mille: le criticità delle linee guida

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali pubblica le linee guida per la rendicontazione dei fondi 5 per mille 2008 / redditi 2007. Tutto chiaro? Sì, anzi no. Alcuni aspetti restano irrisolti.

5 x mille Se le “Linee guida per la predisposizione del rendiconto circa la destinazione delle quote del 5‰ dell’I.R.Pe.F.” devono essere valide per tutti i soggetti che hanno ricevuto (o riceveranno) i fondi, l’obiettivo è quasi raggiunto. Dico quasi perché ci sono un paio di aspetti che non convincono completamente.
Si tratta del c.d. periodo di osservazione della rendicontazione: le linee guida prevedono che si possa iniziare a rendicontare a partire da quando l’ente riceve l’accredito dei fondi sul proprio conto corrente bancario.
Il fatto è che alcuni beneficiari hanno chiesto l’anticipazione dei fondi al sistema bancario e, dalla data dell’apertura di credito, hanno iniziato a spendere e ciò pone un problema che certamente non è di lana caprina.
Dal momento dell’erogazione dell’anticipazione sino al momento di accredito dei fondi, possono infatti trascorrere diversi mesi. Nel frattempo maturano gli oneri finanziari, parte dei quali potrebbe risultare esclusa dal rendiconto perché anteriore all’erogazione dei fondi. E’ evidente quanto gli oneri finanziari non siano di importo trascurabile, così come sicuramente siano inerenti all’operazione 5 per mille e così come è evidente che diverse spese effettuate in questa sorta di “interregno” risulterebbero non rendicontabili. L’empasse potrebbe essere risolto retrodatando la decorrenza della rendicontazione al momento dell’erogazione dell’anticipazione. Per contro l’anno di osservazione decorrerebbe da tale momento. In fase di prima applicazione, per dar modo agli operatori di adeguarsi alle linee guida si potrebbe concedere un lasso di tempo maggiore per l’invio della documentazione.

E’ poi il caso di fare alcune considerazioni circa la possibilità di non rendicontare specificamente alcunché (fermo restando l’obbligo di conservazione della documentazione contabile) se l’organizzazione redige il proprio bilancio secondo le linee guida dell’Agenzia per le O.n.l.u.s..
Un primo problema è che il modello Agenzia per le O.n.l.u.s. non prevede voci specifiche circa la rendicontazione dei fondi 5 per mille e si basa su criteri che non sono compatibili rispetto alla rendicontazione richiesta dal Ministero.
Partiamo dai criteri di rendicontazione: il bilancio Agenzia per le O.n.l.u.s. è basato sul principio di competenza economica, mentre quello dei fondi del 5 per mille è prettamente di cassa: si può “spesare” tutto ciò che si paga a partire dall’erogazione dei fondi.
Sempre per effetto dei diversi criteri di rilevazione, è possibile che i fondi siano contabilizzati nel bilancio di un esercizio, mentre l’erogazione avvenga nell’esercizio successivo. Si deve solo al caso che nell’anno 2010 sia avvenuta la pubblicazione dell’elenco della ripartizione dei fondi e contemporaneamente l’erogazione e comunque, anche se i due eventi accadessero nel medesimo esercizio, parte delle spese finirebbe giocoforza nel 2010 e parte nel 2011 con evidente impossibilità di individuare quali oneri sono stati effettivamente coperti dai fondi ricevuti. Il margine di indeterminatezza aumenta se nel successivo esercizio sono erogati ulteriori fondi derivanti da un’altra annualità.
L’altro aspetto riguarda l’inadeguatezza del rendiconto gestionale ad evidenziare la rendicontazione dei fondi 5 per mille:
– nello stato patrimoniale non vi sono voci specifiche relative ai crediti che “nascono” nel momento in cui si pubblicano gli elenchi relativi alla ripartizione dei fondi
– nel rendiconto gestionale non vi è una voce specifica tra i proventi, salvo classificare i fondi 5 per mille come “provento da raccolta fondi”;
– per contro, nel rendiconto gestionale, vi è la possibilità di isolare gli oneri relativi all’organizzazione della pubblicità a sostegno della raccolta 5 per mille;
– è invece impossibile verificare compiutamente la quota degli altri oneri che ha trovato compertura nei fondi 5 per mille, sia per effetto della discrasia tra principio di competenza economica e principio di cassa, sia per effetto della possibilità di spalmare i fondi su una serie di voci che vanno dal gruppo 1 al gruppo 5;
– da ultimo, ma non per importanza, non si troverebbe adeguato riscontro circa le “uscite finanziarie” utilizzate per gli investimenti patrimoniali, posto che gli ammortamenti non rappresentano un’uscita finanziaria bensì la quota annuale di partecipazione della immobilizzazione all’attività dell’ente (e non solo).

Sarebbe opportuno che questi aspetti fossero affrontati adeguatamente affinché tutti gli operatori possano rendicontare correttamente l’utilizzo dei fondi 5 per mille.