Ricamare una vita, le ricamatrici di Al Badia

Ricamare significa anche riprendere e riscoprire il proprio passato, riannodare le maglie della propria vita, della propria storia. Vi invito a leggere l'articolo di Adele Manzi

RICAMARE UNA VITA
alla ricerca delle radici

L’arte del ricamo palestinese

Agosto 1976: Tell el Zaatar, Beirut. Un nome da non dimenticare, il nome di un campo profughi palestinesi assediato e totalmente distrutto durante la guerra civile in Libano.
Dalla caduta di Tell el Zaatar è nata Najdeh (“soccorso”), un’associazione non governativa che opera nei campi di rifugiati palestinesi in Libano per contribuire a soddisfare i bisogni più urgenti: scuole materne, centri di formazione professionale, alfabetizzazione e sostegno scolastico, assistenza alle famiglie, creazione di possibilità di lavoro.

ricamo Sono nati così i laboratori di ricamo che non soltanto hanno un ruolo economico ma consentono alle generazioni nate in esilio di riappropriarsi di uno degli aspetti della cultura di origine. I loro prodotti sono recentemente entrati nel circuito del Commercio Equo e Solidale con l’etichetta Al Badia.

Anche per reagire con un segno nonviolento alla devastazione subita dai centri culturali palestinesi durante la rioccupazione israeliana, Adele Manzi (una delle fondatrici di Najdeh), in collaborazione con il gruppo milanese dell’Assopace e singole/i volontari/ie, ha progettato e organizzato un’esposizione di circa 200 ricami realizzati nel corso di oltre 25 anni di esistenza di Najdeh. I ricami sono presentati secondo gli antichi modelli da cui sono stati ispirati, modelli conservati nei musei e nelle collezioni private che ne hanno pubblicato in questi ultimi anni descrizioni, storie e illustrazioni.

mani che ricamano e lavoro finito nel cesto Le ricamatrici di Al Badia hanno talvolta copiato questi modelli, riproducendoli nei loro colori originari, e talvolta, anche combinando motivi di diverse regioni, hanno creato modelli nuovi – come quello di un arazzo esposto premiato dall’Unesco - proprio come succedeva in Palestina prima della “Nakba” (“la catastrofe”, l’espulsione dei palestinesi dalla loro terra nel ’48). I dettagli dei ricchi motivi che li ornano sono stati utilizzati per creare oggetti di uso comune per l’arredamento (cuscini, puff, arazzi, tovagliette ecc.) e usati come accessori (sciarpe, scialli, borse, borselli, pantofole ecc.).

vestito ricamato Gli oggetti esposti sono raggruppati secondo il nome del villaggio, città o regione dell’originale: si evidenziano così una ventina di luoghi di provenienza dal Nord al Sud della Palestina storica.
Sono presenti motivi provenienti da villaggi che sono stati completamente distrutti, e da altri che esistono ancora ma che ora fanno parte dello stato d’Israele e i cui abitanti palestinesi sono stati costretti ad abbandonare le loro case e terre.

L’esposizione è stata presentata in forma ridotta nei locali del Soccorso Sociale dei Palestinesi a Roma nel dicembre 2002; è stata ospitata ancora a Roma nell’anno successivo e poi, ampliata, a Cagliari, Milano, Pisa, Schio, Padova, in collaborazione con diverse associazioni e istituzioni locali.

Quest’anno la mostra sarà di nuovo a Schio dal 24 al 30 novembre presso il palazzo Toaldi-Capra, e a Milano, presso la Biblioteca rionale Dergano-Bovisa in via Baldinucci 60.1, nelle giornate di sabato 18 e domenica 19 dicembre 2004.

Per informazioni:
Adele Manzi, Via degli Olivetani 3 – 20123 Milano – tel. 02 43995755
scarica il volantino della mostra di Milano in formato .doc(76 kb)
in Internet:
sull’associazione Najdeh http://almashriq.hiof.no/lebanon/300/360/362/najdeh/index.html
su Al Badia embroidery
Le foto presenti in questo servizio sono state tratte dal sito: Al Badia - associazione Najdeh, ogni foto è collegata alla corrispondente pagina del sito, allo scopo di invitarvi a visitarlo per poter ammirare i lavori fatti dalle donne di Al Badia.

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