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Presto on line: l'orientatore narrativo

Oggi l'orientamento si trova a dover rispondere ad una serie di domande che prima non gli venivano poste; la funzione orientativa non si traduce più soltanto in un supporto, con le sue differenti declinazioni, al momento della scelta, si traduce piuttosto in un complesso processo di empowerment delle competenze autorientative. L’orientamento insomma non può più abdicare ad una funzione formativa.

Ognuno di noi è soprattutto il risultato della propria storia: siamo “disposti” lungo un percorso cronologico, impossibilitati ed incapaci di prescindere dal tempo. Noi creiamo immagini mentali di noi stessi, degli altri, dei contesti in cui viviamo, delle dinamiche relazionali, e su di loro basiamo le nostre strategie relazionali/sociali che si dispongono, appunto, nel tempo. Questa stratificazione progressiva di immagini e di rappresentazioni che ci costruiamo di noi stessi e degli altri, chiede senza dubbio un supporto alla memoria. La memoria quindi si nutre di narrazioni: quelle che facciamo a noi stessi (prima, durante e dopo l’agentività), quelle che facciamo su di noi agli altri e nelle normali interazioni (narrative anch’esse). E le narrazioni, come è stato ampiamente dimostrato, strutturano l’identità culturale, sociale e, di riflesso, quella personale, creando le basi dell’identità professionale.

Riteniamo infatti che non sia pensabile una sparizione dell’identità: l’identità esiste e la sua problematica principale riguarda, oggi, l’autoconsapevolezza e l’efficacia della costruzione identitaria (quindi dell’attribuzione di senso e significato a se stessi), non l’esistenza o meno dell’identità medesima.

Cambia semmai l’accezione con la quale possiamo riferirci all’identità: possiamo oggi intenderla come un percorso, come un filo interiore continuo che ci offre sicurezza e da consistenza (e contorni) alla percezione di sé. I segnali principali di questo “percorso”, oggi, possono essere rintracciati, come è certo che smarrirli può causare una perdita del proprio piccolo e particolare sentiero, quindi possiamo, per facilità, correre il rischio di recarci in strade maggiormente frequentate, per contrastare il timore di perdersi. Queste strade hanno il nome di: conformismo, massificazione, globalizzazione omogeneizzante, e conducono alla spersonalizzazione, all’individuo “progettato” dal marketing, dalla comunicazione televisiva, dai potentati economici.

Queste semplici riflessioni ci portano sulle tracce della metodologia narrativa. In questa metodologia si è rintracciata una forza: quella di consentire la costruzione attiva di significato da parte del soggetto su materiali suoi propri e su stimoli altri.

Nelle prossime settimane si potrà trovare on line il primo percorso a livello internazionale che formerà degli orientatori narrativi.