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A SCUOL A DI INTERCULTURA, (Tosolini, Giusti, Papponi Morelli)

Il 4 settembre è in uscita un importante volume di Aluisi Tosolini, Simone Giusti, Gabriella Papponi Morelli, A scuola di intercultura. Cittadinanza, partecipazione e interazione, Erickson 2007. Il volume, inserito nella collana Comunità e persone diretta da Simone Giusti e Federico Batini, si configura come uno dei testi più importanti usciti su questo tema negli ultimi anni.

Si conferma l’interesse della collana Comunità e persone che affronta con chiavi originali temi di forte interesse per i campi educativi e in genere per lo sviluppo dei soggetti e della comunità.

Il volume segue, nella stessa collana, l’altro interessante volume curato da Alessio Surian Lavorare con la diversità culturale.

Dopo un lungo lavoro esce dunque questo interessante volume A scuola di intercultura, del quale qui presentiamo la recensione di Fabio Sciarretta.

A scuola di intercultura – Cittadinanza, partecipazione e interazione è un importante volume che nasce da un percorso di progettazione partecipata per giungere ad un modello di educazione interculturale. Il lavoro è stato svolto da parte di una rete di scuole di ogni ordine e grado della provincia di Grosseto ma si configura come una proposta di modello a livello nazionale.

Postulato fin dall’inizio che l’educazione interculturale rappresenta l’unico strumento idoneo alla formazione del cittadino multiculturale e plurilingue, il libro si snoda sul concetto di fondo che vuole la scuola sempre più luogo di ascolto e mediazione, capace di educare al rispetto reciproco e alla convivenza democratica, nonché potenzialmente in grado di trovare una nuova strada per l’educazione interculturale al fine di riassumere l’incontro tra culture al centro del lavoro scolastico per individuare il modo di far vivere e convivere, senza snaturarli, i processi identitari.

Il volume si articola in tre parti. Nella prima Educare nel mondo glocale si definiscono le coordinate per un sistema educativo potente capace di provvedere alla formazione di cittadini abili ad abitare la società contemporanea e si declinano al contempo i presupposti teorici (centralità dell’educazione interculturale, sviluppo delle competenze chiave, rinnovamento del concetto di cittadinanza) cui la scuola deve far riferimento per offrire una proposta formativa adeguata ai processi di globalizzazione in atto.

Nella seconda parte La scuola nella città intercultuarle, si mette in evidenza come il ruolo dell’istituzione scolastica risulti fondamentale nel processo di costruzione della città interculturale, in quanto non solo si fa interprete delle nuove istanze sociali in un’ottica interculturale e partecipata (empowerment di comunità) all’interno di un sistema operativo integrato che la vede dialogare con gli altri attori presenti sul territorio (comune, provincia, regione, comunità montana, azienda sanitaria, associazioni ed organizzazione del terzo settore, agenzia formative, ecc.), ma altresì promuove l’empowerment individuale attraverso una serie di accorgimenti a livello didattico (rivisitazione dei curricoli in chiave interculturale) ed educativo (attuazione di percorsi di orientamento fin dalla scuola dell’infanzia) in grado di favorire lo sviluppo di competenze trasversali soggiacenti la capacità di adattamento alle continue trasformazioni socio-economiche in corso, nonché di raggiungere il pieno sviluppo personale e di contribuire al progresso della società.

L’accesso alla cittadinanza, si osserva nella terza parte del libro dal titolo Spaesamenti, è dato anche dalla padronanza dello strumento linguistico. Avere una buona competenza nella lingua nazionale (lingua madre o lingua straniera in contesti di immigrazione) non è tuttavia sinonimo di pieno esercizio dei diritti di cittadinanza in un mondo postmoderno nel quale l’esercizio di tali diritti è determinato dall’accesso ai nuovi linguaggi informatici. La comunicazione telematica si propone dunque come nuova lingua interculturale di uno spazio senza frontiere a cui ogni individuo può accedere purché in possesso di competenze digitali in assenza delle quali non potrebbe prendervi parte (analfabetismo digitale).

Uno spazio senza frontiere che, su scala ridotta, assume le dimensioni di quel laboratorio multiculturale e plurilingue che è la scuola, capace di re-inventarsi in una logica interculturale a partire dall’accoglienza e dall’incontro tra culture, o meglio tra pratiche culturali di cui sono gli studenti che i docenti.

Una scuola così concepita si candida a svolgere quel ruolo di intellettuale sociale prefigurato fin dalle prime pagine di questa pubblicazione. Una scuola così ri-pensata si fa carico della responsabilità di formare la testa del cittadino glocale che, prendendo a prestito un’espressione più volte impiegata dai vari autori, deve essere ben fatta piuttosto che ben piena, in grado cioè di governare i processi metacognitivi in risposta ai cambiamenti del contesto socio-economico al fine di consolidare il suo ruolo attivo nella comunità di appartenenza (loco-planetaria).

Recensione di Fabio Sciarretta

Commenti dei lettori

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  • Laura Tussi

    23 Apr 2010 - 15:48 - #1
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    LA DIMENSIONE EDUCATIVA DELLE DIFFERENZE

    di LAURA TUSSI

    La scuola ha il compito di educare al rispetto delle diversità culturali, promuovendo una diffusa conoscenza e coscienza multilaterale.
    Questo significa costruire progetti educativi finalizzati a prevenire il sorgere di mentalità etnocentriche e intolleranti nei confronti delle differenti culture, per poter raggiungere l’obiettivo di una mentalità internazionale.
    La scuola deve consolidare il ruolo di iniziazione a una pedagogia dell’infanzia pronta ad accogliere, rispettare e valorizzare i diversi volti antropologici, offrendosi come eccellente sede educativa di decondizionamento etnocentrico, azzerando la formazione di stereotipi, pregiudizi, assiomi e dogmatismi veicolati dai massmedia e dalla famiglia.
    Per attivare l’obiettivo di decondizionamento etnocentrico, la scuola deve evitare un modello educativo tradizionale chiuso nei confronti dell’ambiente esterno, contribuendo alla diffusione di un’educazione multiculturale, capace di condurre ai confini delle frontiere transnazionali.
    Una prospettiva aperta alle molteplici realtà etniche si è giustamente affermata nella direzione della conoscenza, del riconoscimento delle pari dignità, della valorizzazione delle diversità apportate da molteplici gruppi, minoranze, culture e religioni.
    In questa prospettiva, la diversità non viene più interpretata come mancanza e colpa, nei confronti del modello sociale dominante, ma come risorsa positiva che attinga dalla conoscenza per favorire l’inserimento del singolo individuo nel proprio e nell’altrui contesto relazionale.
    La dimensione educativa dell’interculturalità non si presenta come un oggetto formativo univoco, ma, al contrario, è un sistema complesso che prevede l’interrelazione di diverse componenti, dove l’educazione alle molteplici culture non significa solo esplorarne separatamente le specifiche dimensioni, ma intende rendere proprie le competenze nella direzione di interpretazione dell’altro da sé.
    La conoscenza e l’interpretazione delle differenze non possono limitarsi a fornire dimensioni culturali astratte e disinteressate rispetto al problema dei comportamenti concreti da assumere nei confronti del rapporto con l’altro.
    La didattica interculturale si muove nella direzione di una prassi e di una ricerca fondate e finalizzate all’intervento con la diversità, dove il momento della conoscenza, dell’interpretazione e dell’intervento costituiscono ambiti irrinunciabili della didattica aperta all’interculturalità, all’interno di un progetto educativo che deve comunque presentarsi unitario e pluridimensionale, assicurando al soggetto le nozioni, i linguaggi, gli strumenti di ricerca che costituiscono le chiavi di osservazione dei significati e della cultura dell’altro, nel compito fondamentale di integrare gli apporti delle singole prospettive di conoscenza, consentendo di interpretare l’altro nella sua complessità.
    Questa dimensione formativa è inerente alla necessità per ogni individuo di verificare strumenti per interpretare l’altro, di tipo plurilaterale e sistemico, nell’esigenza di agire con l’alterità, nella necessità per l’intera collettività di tradurre le proprie conoscenze e interpretazioni dell’altro in impegno operativo, in comportamenti finalizzati alla costruzione interattiva tra donne e uomini, rispettosa della reciproca dignità.
    La pedagogia può assumere un ruolo primario per la formazione dei principi di libertà, uguaglianza, giustizia e umanità.
    Queste idee rivoluzionarie hanno influenzato i movimenti democratici interessati alla riforma emancipatoria dell’educazione e un loro obiettivo principale è che le opportunità per la partecipazione alla vita sociale e alla gestione democratica siano uguali per tutti, senza differenze di appartenenza, di genere, di religione, di etnia.
    Il problema risiede nel convivere come soggetti di pari dignità in una società multiculturale, al fine di comprendersi e operare per la giustizia sociale e per la soluzione pacifica dei conflitti legati alla convivenza.
    Positiva è l’interpretazione pedagogica che considera lo straniero come soggetto, perché nel momento in cui l’emigrazione è realtà, divengono esigenze vitali anche la comunicazione, la comprensione, l’orientamento, l’autoeducazione nei paesi d’accoglienza ancora sconosciuti con i loro propri codici linguistici, i modi comportamentali e le forme di vita diverse.
    Il nostro quotidiano è pervaso da elementi provenienti da altre culture, ma, contemporaneamente, la popolazione endogena esprime e pratica spesso atteggiamenti xenofobi e, in alcuni casi, addirittura una notevole aggressività nei confronti di tutto quello che deriva da certe culture straniere. L’accettazione di una determinata realtà straniera e le persone che appartengono alla rispettiva cerchia culturale dipende dalla situazione socioeconomica e politica.
    I migranti e i profughi appartengono a categorie svantaggiate, a minoranze etniche, religiose e linguistiche deboli e in svantaggio a livello sociale.
    Di fronte al fenomeno dell’immigrazione, l’educazione interculturale è divenuta un nodo di riflessione imprescindibile, un argomento centrale su cui si prospetta parte rilevante del futuro dell’educazione e della convivenza democratica all’interno delle società, in quanto l’immigrazione non è più individuabile come fenomeno transitorio, ma costante della nostra civiltà e della società futura.