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Cancro al seno, scoperto un “interruttore genetico"

NEW YORK — Un importante "interruttore" genetico individuato da scienziati americani potrebbe aprire la strada alla cura preventiva del cancro al seno, una malattia che nel mondo colpisce una donna su otto e che è al secondo posto, dopo l’infarto, quale causa di morte. Quando è attivo consentirebbe alle cellule malate di sopravvivere.

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L’interruttore, scoperto dai ricercatori del George Washington University
Medical Center, si chiama BPI, ed è risultato presente in circa l’80 per cento
dei tumori presi in considerazione nel corso dello studio. «Si tratta di un
grosso passo in avanti - ha spiegato la dottoressa Patricia Berg, autrice dello
studio che la prossima settimana sarà pubblicato dalla rivista Breast Cancer
Research - dobbiamo compiere ulteriori ricerche, ci vorrà del tempo, ma siamo
sulla strada giusta». L’equipe della George Washington University sta già
mettendo a punto un test specifico del sangue che può portare all’individuazione
preventiva del gene.

Il BPI, hanno precisato gli studiosi americani, era stato scoperto inizialmente
quale agente cancerogeno in numerosi pazienti affetti da leucemia. La ricerca in
questo campo della dottoressa Berg aveva suggerito l’ipotesi che il gene, una
volta attivato, interferisse con i normali meccanismi di riproduzione cellulare
consentendo alle cellule cancerose di sopravvivere.L’equipe della George
Washington University ha ampliato le indagini al cancro al seno per vedere se il
BPI era presente anche in questo caso. La dottoressa Berg ha esaminato i tessuti
tumorali di 46 pazienti affette da neoplasie al seno. Il BPI è stato trovato
attivo nel cento per cento dei tumori più difficili da curare, perché non
sensibili all’azione degli estrogeni; la sua presenza nei tumori sensibili agli
estrogeni è risultata pari al 75 per cento.

I ricercatori Usa hanno per altro rilevato un inspiegabile fenomeno. Il gene
risulta molto più attivo nei tumori che colpiscono le donne di colore di quanto
non sia nelle donne bianche. Una anomalia di difficile interpretazione che
richiederà lo studio del gene in un campione di persone molto più ampio.

La comunità scientifica Usa ha accolto con moderato ottimismo la scoperta
dell’interruttore genetico nel cancro al seno: «E’ una pista molto interessante,
ma è troppo presto per cantare vittoria - ha detto il dottor Herman Kattlove
dell’American Cancer Society - bisogna capire esattamente qual è il ruolo del
BPI nella genesi dei tumori in generale».

STEFANO TRINCIA

Il Messaggero 23 aprlile 2003

 

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