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"Fatigue", problema del malato spesso trascurato dal medico.

A chiunque può capitare di sentirsi occasionalmente stanco, soprattutto dopo uno sforzo prolungato; in genere questo stato passa dopo una notte di riposo. I pazienti oncologici soffrono invece di una forma di stanchezza, o eccessiva spossatezza, che non viene alleviata dal riposo e che può durare giorni, settimane o mesi. E' uno degli effetti collaterali più frequenti accusati, anche a distanza di anni, dai pazienti che hanno concluso con successo le cure contro il cancro.

Offrire ai pazienti oncologici una buona qualità della vita
è una sfida ancora da vincere. Lo dimostra uno studio presentato a Milano da
Elio Borgonovi, direttore del CERGAS - Bocconi e svolto su iniziativa di Ortho
Biotech Italia. “Il 90,3% degli oltre 600 malati di tumore intervistati dichiara
di soffrire di “fatigue” (mancanza di forze e di energia, causata da diversi
fattori, tra i quali i disordini del metabolismo, l’immobilità forzata, l’anemia
conseguente alle terapie antitumorali), quale disturbo più frequente e
invalidante, ma solo il 38,8% affronta il problema con il medico. Allo stesso
modo l’85% dei pazienti ammette di soffrire di depressione, ma solo il 19,2
chiede aiuto. Se il paziente oncologico percepisse la qualità della vita come un
suo diritto primario, tanto quanto la soluzione della malattia, riferirebbe
sempre al medico i sintomi connessi al tumore e alla chemioterapia”.

L’indagine del CERGAS - Bocconi, la prima di questo genere
in Italia, è stata condotta tra febbraio e giugno del 2002, in più di 100 centri
oncologici italiani, coinvolgendo 694 pazienti affetti da patologie tumorali (al
seno, al colon-retto, alle ovaie o al polmone). “Abbiamo chiesto ai malati di
cancro”, spiega Bruno Azzolini, direttore generale di Ortho Biotech, “con quale
frequenza e con quali modalità comunicano i disturbi più pesanti.
Contemporaneamente abbiamo domandato agli oncologi che percezione avevano di
questi disagi e quali rimedi suggerivano”. Secondo lo studio, dopo la “fatigue”,
le patologie che più deteriorano la qualità di vita del malato sono: la nausea,
la depressione, il dolore e l’isolamento sociale. “Il dato più significativo”,
spiega Elio borgonovi, “è che la patologia collaterale al tumore più spesso
vissuta dai pazienti, la “fatigue”, è quella riferita con maggiore difficoltà -
solo il 50% dei pazienti che accusa questi sintomi ne parla al medico - e
contemporaneamente è la meno percepita dall’oncologo. Il paziente vive una
“rassegnazione comunicativa” e, specularmente, i medici non si pongono
nell’ottica di indagare e rispondere a questo disagio.

E’ vero che la “fatigue” è difficile sia da diagnosticare
sia da curare, ma mentre nella depressione può verificarsi nell’oncologo
un’incertezza circa la propria idoneità a trattare il sintomo, nel caso della “fatigue”
l’idoneità e la responsabilità del medico nella risposta terapeutica sono
complete. Per il futuro”, conclude il direttore del CERGAS, “è importante che si
tragga una lezione dai risultati di questa ricerca: le analisi, le proposte e le
politiche in tema di sanità dovranno tener conto non solo dei costi/benefici, ma
dei costi/qualità, intesa come qualità della vita del paziente. Solo con
l’impegno di tutti i soggetti coinvolti - familiari, associazioni dei pazienti,
infermieri e oncologi - la “fatigue” può essere diagnosticata e curata, e non
essere più considerata una patologia ineluttabilmente correlata al cancro”.

di Silvia Baglioni

da La Repubblica Salute

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