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Oncologia: l'eccellenza non è di casa. Soprattutto al Sud

Poche luci e molte ombre nel Libro bianco dell'oncologia italiana, un censimento delle strutture attive sul territorio realizzato dall'Aiom (Associazione italiana oncologia medica). Solo nove centri su 100 possono dirsi di eccellenza per le attrezzature a disposizione. Il 30% non ha neppure quelle considerate "di base". Nel Mezzogiorno le carenze maggiori

Non veleggia in buone acque,
l’oncologia italiana. Alle prese con un dualismo evidentissimo - che spiega
perché al Nord ci si ammali più di cancro ma si muoia meno che al Sud - e con
carenze d’ogni tipo: organizzative, strutturali, tecnologiche. L’allarme arriva
dal primo censimento delle strutture operative sul territorio. Un “Libro bianco
dell’oncologia”, realizzato dall’Associazione italiana degli oncologi medici (Aiom),
col contributo di Novartis, e presentato a Roma.

Sui 280 centri censiti, soltanto
nove su cento possono dirsi di eccellenza per le attrezzature di cui dispongono.
Il 30% neppure possiede tutte quelle ritenute basilari per garantire un buon
servizio: un ecografo, un apparecchio per la mammografia, macchinari per
indagini radiologiche ed endoscopiche, un laboratorio per analisi
chimico-cliniche e istologiche-istochimiche. Migliora, fortunatamente, la
situazione sul fronte delle cure palliative e delle strutture di radioterapia:
121 i servizi anti-dolore, 130 quelli di radioterapia.

Dolente il tasto dei posti letto
per ricoveri: per ogni 100mila abitanti, sono solo 2,5 al Sud, contro i 5 del
Centro-Nord. A sfavore del Meridione, anche la disponibilità di letti in day
hospital: in media sono 8 al Nord e al Centro e 6,5 nelle Isole. Quanto al
personale impiegato, il 72,6% dei medici “strutturati” dei centri è specialista
in oncologia, ma solamente il 57,9% delle strutture è diretta da un dirigente di
II livello (i vecchi primari). Accanto a loro, opera un vero esercito di camici
“precari”, tra specializzandi, dottorandi e borsisti. Che, spesso, data la
carenza di personale amministrativo, sono costretti a sbrigare attività non
propriamente mediche.

Nonostante le difficoltà
oggettive, comunque, il tasso di guarigione dei malati di tumore è migliorato
del 6% negli ultimi dieci anni. Segno che l’assistenza, complice il sostegno dei
volontari e la buona volontà degli operatori, riesce ad assestarsi su buoni
livelli.

“Col Libro bianco - spiega
Francesco Cognetti, presidente dell’Aiom - abbiamo voluto fornire alle
istituzioni un progetto su cui lavorare per mettere a punto strutture
all’avanguardia e in linea con gli standard europei. Il quadro che emerge è poco
rassicurante, ma il censimento non vuole essere un atto d’accusa, quanto una
critica costruttiva. Occorre valorizzare i servizi più efficienti”. Come il day
hospital, “il miglior approccio per i malati”. Che, invece, denuncia Francesco
Di Costanzo, segretario nazionale dell’Aiom, “non è conveniente per le aziende
sanitarie che, a fronte di una spesa di oltre 1.000 euro al giorno per la
somministrazione di un trattamento chemioterapico, ottengono un risarcimento di
circa 400 euro”. “E’ necessario - aggiunge Di Costanzo - che i rimborsi si
adeguino alle spese, altrimenti molte strutture continueranno a preferire il
ricovero ordinario”.

La ricetta del Governo per la
lotta ai tumori punta anche alla riduzione delle degenze improprie. A
ricordarlo, il sottosegretario alla Salute, Cesare Cursi, intervenuto alla
presentazione del Libro bianco. Quattro gli elementi chiave: più prevenzione,
più territorio, razionalizzazione della rete ospedaliera, sprint ai centri
d’eccellenza. “E’ una battaglia di civiltà”, sostiene Cursi. “Siamo determinati
- afferma - nell’obiettivo di arrivare a definire standard e protocolli uniformi
a livello nazionale. Il Ssn va difeso”.

Manuela Perrone

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