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Tumori, l’aiuto della mente

L'utilità della psicoterapia: uno Studio ha confermato che, per le persone con una patologia tumorale, è un sostegno da affiancare ai farmaci. Negli ultimi anni, infatti, numerosi sono gli interventi di sostegno psicologico richiesti dai malati.. Ed è cresciuto anche l’interesse scientifico sulla reale efficacia di questi interventi in aggiunta al trattamento standard. Non mancano anche gli scettici e le polemiche che, però, si sa, sono il sale della scienza.

Sul
numero di gennaio di “Archives of General Psychiatry”, uno studio , firmato da
Fawzy I. Fawzy, psichiatra dell’Università di Los Angeles, spezza una lancia a
favore del sostegno psicoterapeutico a malati di tumore. Ma per capire la
portata della storia occorre andare indietro di dieci anni.

Nel
1993, il gruppo di ricerca guidato da F.I. Fawzy, pubblicò su “Archives of
General Psychiatry” i risultati di uno studio che aveva riguardato 68 persone
operate di melanoma maligno. Dopo l’intervento, queste persone furono divise in
due gruppi da 34 unità: un solo gruppo partecipò a regolari incontri collettivi
gestiti da Fawzy e collaboratori. Una volta a settimana, per circa un’ora e
mezzo, gli operatori fornivano informazioni scientifiche sul melanoma, ma anche
sulla nutrizione, sull’attività fisica, sui fattori di rischio; al tempo stesso
organizzavano sessioni di gestione pratica dello stress tramite tecniche di
rilassamento e indicazioni di psicoterapia cognitiva. Il sostegno durò solo 6
settimane, ma furono giorni importanti. Dopo cinque anni, infatti, i medici
verificarono una divergenza significativa tra il gruppo che aveva ricevuto un
sostegno psicologico e quello che era stato solo operato. Le recidive e i
decessi nel gruppo che aveva avuto il sostegno psicologico, erano,
rispettivamente, 7 e 3, contro 13 e 10 nel gruppo senza sostegno.

Adesso
Fawzy, ci ragguaglia sul seguito della storia. A dieci anni di distanza, le
differenze tra i due gruppi si sono assottigliate, ma il rischio di morte per
chi partecipò al gruppo di sostegno è ancora tre volte inferiore all’altro. Con
questi dati, la bilancia pro o contro l’uso della psiche nella lotta contro il
cancro, pende lievemente verso i favorevoli. Ad oggi sono dieci gli studi
controllati utilizzabili per rispondere alla domanda: può la psicoterapia e il
sostegno psicosociale aumentare la sopravvivenza dei malati di tumore? Cinque
favorevoli e cinque contrari. Con l’ultimo lavoro, passiamo sei a cinque , ma è
evidente che la situazione è insoddisfacente anche per quei ricercatori che da
oltre un ventennio provano a dimostrare l’efficacia del sostegno psicosociale.

Uno
di questi, David Spiegel, psichiatra della Stanford University, leader
internazionale della psicoterapia di gruppo in aggiunta al trattamento standard
del cancro, in una recente rassegna pubblicata da Nature Rewiews Cancer, prova
a individuare le linee guida dell’intervento. Innanzi tutto è importante il
gruppo, che fa da costruttore di solidarietà, da luogo sicuro dove esprimere le
proprie emozioni, ridurre l’ansia e ricevere un aiuto, sia dagli operatori sia
dagli altri membri. In secondo luogo, il gruppo deve essere omogeneo e cioè
composto da persone con la stessa malattia, allo stesso stadio di evoluzione.
Alcuni studi che hanno dato esito negativo, infatti, hanno messo insieme
persone con problemi molto diversi tra loro. Inoltre è fondamentale abbinare la
percezione esatta della malattia, tramite una soddisfacente e corretta
informazione scientifica, all’apprendimento di tecniche di gestione dello
stress.

Spiegel
e collaboratori insegnano ai pazienti tecniche di autoipnosi e rilassamento,
che consentono una riduzione dello stress; la qual cosa permette anche una
maggiore disponibilità a cambiare abitudini che possono influire sull’andamento
della malattia, come il sonno, l’alimentazione e l’attività fisica.

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