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Registrare con la tecnologia FLOSS

Sta continuando a migliorare la qualità e l’usabilità dei software audio per Linux, noti con l’acronimo FLOSS. Ormai cominciano ad essere usati anche a livello professionale, e lo scoglio[...]

ardour multi track audio softwareSta continuando a migliorare la qualità e l’usabilità dei software audio per Linux, noti con l’acronimo FLOSS. Ormai cominciano ad essere usati anche a livello professionale, e lo scoglio principale da superare sembra spesso quello legato alla scarsa informazione e al pregiudizio. Oltre ad avere un prodotto “etico” in continua evoluzione, non legato alle compagnie che hanno i monopoli nel settore, i costi sono pari a zero. Una volta configurati, la stabilità e le funzionalità di un programma come Ardour, non hanno nulla da invidiare ai software proprietari più noti, con il vantaggio di sfruttare meno memoria, avendo un’interfaccia grafica più sobria. Da notare anche il fatto che la necessità di sostituire l’hardware è molto meno frequente rispetto ai sistemi “closed source”, ottenendo come risultato in tal modo una riduzione dei costi ma anche dell’impatto ambientale. Tra i software più seguiti, troviamo il già citato Ardour (multitraccia), Csound (linguaggio di sintesi/DSP), Puredata (multitraccia audio/video), Hydrogen (drum machine), Rosengarden (audio/midi sequencer) e molti altri.

Detto questo, concretamente dove viene applicata questa tecnologia FLOSS? Anche se in Italia non è ancora diffusa come altrove, scopro con piacere che uno studio di registrazione a Milano ha fatto propria questa scelta. Si chiama Kubi Studio e oltre ad avere 2 sale di registrazione, ha anche 3 sale prove e una scuola di musica. Offre numerosi servizi tra cui le produzioni audio/video per spot o pubblicità, sonorizzazione, l’installazione e configurazione di una webradio, oltre alla classica registrazione, mixaggio e master per le band. Uscendo da una logica puramente commerciale Kubi Studio organizza per il 15 di maggio ‘09 un “open day” che prevede seminari e workshop pratici sull’utilizzo del FLOSS, ma anche sui modi alternativi di pubblicare la musica, in particolare in riferimento alle licenze Creative Commons. Malgrado fosse uno studio aperto di recente, può vantare tra i propri “testimonial” la nota radio Life Gate, che ha usufruito dei suoi servizi.

Kubi Studio quindi può vantare il primato di essere il primo studio di registrazione in Italia basato sulla tecnologia “open source”. Ma a parte questo primato, si trovano numerosi progetti amatoriali che utilizzano e sperimentano con gli strumenti “open source”, producendo i gruppi locali, promuovendo le iniziative divulgative su questi temi o contribuendo all’implementazione dei software. Tra le esperienze del genere, tanto per citarne alcune, troviamo Crickets Studios di Bologna e Msound di Voghera (PV). Chi vuole produrre la propria musica con le licenze libere, ora può contare anche sugli strumenti di registrazione a “codice aperto”.

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