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LOHENGRIN

Opera romantica in tre atti Musica di Richard Wagner (1813 - 1883) Libretto del compositore

Atto primo.

Sulle rive della Schelda.

Il re Enrico ha convocato i nobili brantini: ha bisogno del loro aiuto nella
guerra contro gli Ungari, vuole conoscere le cause delle discordie del paese,
privo del sovrano, e invita Federico di Telramondo a dirne le ragioni. Federico
narra come il duca di Brammante morendo avesse affidato alla sua tutela i figli
Elsa e Goffredo e come quest’ultimo fosse un giorno misteriosamente scomparso.
Egli ritenne Elsa colpevole del fatto e sposò allora, al posto di lei, Ortrude.
Accusa quindi Elsa di fratricidio e dichiara di aspirare al regno di Bramante;
aggiunge inoltre che Elsa è preda di un amore segreto e sollecita dal re
giustizia e la punizione della rea. Il re fa chiamare Elsa che, anziché
difendersi in una sorta di rapimento, ricorda che un giorno, mentre pregava il
Signore, ebbe la visione di una cavaliere celeste che la confortava (”Cinto
d’usbergo e maglia appare a me un guerrier”). Telramondo però rinnova l’accusa,
contestando il vaneggiamento di Elsa. Allora Enrico l’Uccellatore si appella al
giudizio di Dio, invitando la giovane a scegliere il suo difensore: Elsa,
estatica, prega Iddio, invocando l’intervento del cavaliere apparsole in sogno,
al quale offrirà la mano sua e la terra di Bramante. All’appello dell’araldo del
re nessuno dei presenti è disposto a battersi; la vana attesa è interrotta
dall’apparizione di una navicella che da lungi, sulle acque della Schelda, si
approssima guidata da un cigno: sovr’essa si scorge un cavaliere dall’armatura
d’argento. E’ Lohengrin che, congedatosi dal cigno, saluta il re si dichiara
inviato dal cielo a difendere l’onore della fanciulla ingiustamente accusata, ma
ad una condizione: che ella non debba chiedergli mai ne il nome, ne donde
provenga: Elsa lo giura e Lohengrin le dichiara il suo amore. Ha inizio poi il
duello e Telramondo è in breve è atterrato, ma Lohengrin gli concede la vita
affinché possa pentirsi. L’innocenza di Elsa è provata; il re, i nobili e il
popolo ne ringraziano Dio, esultando.

Atto secondo.

Nel castello di Anversa, è notte: Terlamund e Ortude umiliati, si muovo
reciproci rimproveri, esasperati delle prossime nozze di Elsa. Ma Ortude cova la
rivincita: essa confida nelle sue arti magiche per infrangere l’incantesimo del
misterioso cavaliere che perderebbe il suo potere qualora rivelasse la propria
identità. Si propone quindi di riavvicinare Elsa per persuaderla a farsi
confidare da Lohengrin la sua origine: da parte sua Telramondo dovrà, magari a
tradimento, affrontare di nuovo Lohengrin cercando di ferirlo. Elsa,
affacciatasi al balcone per cantare alla notte tutta la sua felicità, viene
impietosita da Ortude che, perdonata, è accolta di nuovo a palazzo. Per
riconoscenza Ortude promette ad Elsa di vegliare su di lei e l’ammonisce di non
credere ciecamente all’ignoto cavaliere ed al suo incantesimo. Elsa respinge il
sospetto ma il veleno del dubbio incomincia ad insinuarsi nel suo animo.
Telramondo, che nell’oscurità ha seguito il colloquio, erompe in una esplosione
di irosa vendetta. Sorge poi il giorno e si raduna la folla per assistere alle
nozze; tra squilli di trombe viene letto il bando che condanna Telramondo e
nomina Lohengrin a protettore del Bramante. Formatosi il corteo nuziale, mentre
Elsa sta per ascendere la scalinata della chiesa, Ortrude pubblicamente accusa
Lohengrin di sortilegio, decisa a vendicarsi dell’affronto subito. Elsa difende
con calore l’amato eroe: nessuno deve dubitare di lui. Ortude la schernisce. Si
approssima il re accompagnato da Lohengrin. Ricompostosi il corteo nuziale,
compare improvvisamente Telramondo che imputa a Lohengrin di essersi valso di
malefici per umiliarlo e reclama di rendere noto il suo vero nome e la sua
origine. Lohengrin rifiuta di rispondere in merito ad alcuno se non ad Elsa, su
cui pesa l’alto divieto. Mentre il re e il popolo testimoniano la propria
fiducia a Lohengrin, Telramondo si avvicina ad Elsa e le rivela che nella notte
si nasconderà vicino alla sua camera per ferire il suo sposo cubi, ma invano.
Nel momento in cui Elsa, esaltata, gli pone le fatali domande (”A costo della
vita saprò chi sei tu. Il nome tuo qual è….. Chi ti guidò?”) irrompono nella
stanza Telramondo e quattro cavalieri per avventarsi su Lohengrin, ma questi con
mossa fulminea abbatte Telramondo. Elsa sviene; Lohengrin la contempla
tristemente, piangendo il bel sogno d’amore svanito, poi comunica che dinanzi al
re le svelerà il suo nome.

Atto terzo

Sulla sponda della Schelda i brantini attendono Lohengrin al cui comando
dovrebbero partire per la guerra. Tra lo sgomento di tutti viene portato a
braccia il cadavere dei Telramondo, segue Elsa tremante, infine giunge Lohengrin
che si lamenta dell’agguato subito, ma più ancora del tradimento di Elsa:
pubblicamente quindi rivela chi egli sia e donde venga (”Da voi lontan in
sconosciuta terra, avvi un castel che ha nome Monsalvato”). In questa rocca una
schiera di eroi purissimi custodisce il santo Graal, il calice in cui è raccolto
il sangue di Cristo crocefisso. Ogni anno scende dal cielo una colomba a
rinnovare il potere miracoloso dei cavalieri, pronti ad accorrere ovunque vi sia
un innocente da difendere, ma ad essi è imposto il segreto sulla loro origine e
quando tale segreto diviene manifesto non possono più trattenessi: cavaliere del
Graal è egli stesso, si chiama Lohengrin ed è figlio di Parisfal. Tutti i
brantini sono invasi da sacro stupore; Elsa è come annientata, in preda alla
disperazione e al pentimento supplica il suo sposo di rimanere, ma già da
lontano sul fiume ricompare il cigno e la sua navicella. Con dolcezza Lohengrin
prende commiato da Elsa. Ortude dunque ha trionfato e orgogliosamente svela che
il cigno altri non è che il giovinetto Goffredo da lei trasformato per
sortilegio. Lohengrin allora si raccoglie in preghiera ed avviene il miracolo:
scende dal cielo una colomba per prendere il posto del cigno, che scompare nelle
acque, al suo posto sorge il giovane Goffredo, che si inchina davanti al re. A
tale vista un fuggitivo lampo di gioia illumina gli occhi piangenti di Elsa; ma
subito ella cade esanime nelle braccia del fratello, mentre Lohengrin, a capo
chino, s’allontana sempre più nella navicella guidata dalla colomba.