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FIDELIO O L'AMOR CONIGUALE

Dramma lirico in due atti Musica di Ludwig von Beethoven Libretto di Joseph von Sonnleithner e George Friedrich Treirschke tratto da Léonor di Jean-Niolas Bouilly.

Atto primo.

Nel cortile della prigione, Marcellina, intenta a stirare, è importunata di
Jacquino; la fanciulla, innamorata di Fidelio, un giovanotto da poco assunto da
Rocco in qualità di aiuto carceriere, trascura il povero portinaio, che si
arrovella per gelosia. Il battibecco è interrotto dall’arrivo di Rocco e di
Fidelio (Leonora), di ritorno dalla spesa; Rocco è soddisfatto del suo nuovo
aiutante e sarebbe felice di darlo in sposo alla figlia: beninteso, dopo che
Fidelio si sarà trovato una conveniente sistemazione. Approfittando della
benevolenza di Rocco, Fidelio gli chiede di poterlo aiutare nelle incombenze più
faticose, come quella di attendere ai prigionieri che stanno rinchiusi nei più
profondi sotterranei della fortezza: apprende così che ivi si trova da due anni
rigorosamente sorvegliato, un uomo che nessuno, tranne Rocco, può avvicinare.
“Un grande colpevole?”, chiede Fidelio; “oppure uno che ha molti nemici: che è
lo stesso”, risponde Rocco. Dall’ingresso principale della fortezza entra il
governatore Pizzarro scortato da un drappello di guardie. Rocco gli si fa
incontro e gli consegna la corrispondenza. Fra le lettere e dispacci, Pizzarro
trova un messaggio anonimo che turba profondamente: il ministro Don Fernando
informa che nella prigione si trovano vittime di un potere arbitrario, verrà di
persona e inavvertitamente a compiere un sopralluogo in quello stesso giorno.
Tra i nemici personali che Pizzarro tiene sepolti vivi nelle segrete della
fortezza c’è Florestano, il misterioso, inavvicinabile prigioniero di cui poco
prima parlava Rocco e che da tempo è stato dato per morto al ministro. Occorre
sbarazzarsi al più presto del vivente capo d’accusa, e tal fine Pizzarro
architetta un piano criminoso. Chiamato a sè Rocco, prima lo blandisce con
denaro, poi gli intima di scendere nel sotterraneo e di scavare una fossa:
servirà da tomba a Florestano, che deve essere giustiziato segretamente, per
ordine del re. Rocco, sgomento, non può che promettere obbedienza. Fidelio, in
disparte, ha seguito il colloquio e ne inorridisce: egli altri non è che
Leonora., la sposa di Florestano: in vesti maschili e sotto falso nome è
riuscita ad introdursi nella fortezza come aiuto carceriere, e in tal modo spera
di raggiungere e liberare il marito. Ora Leonora comprende che è giunto il
momento decisivo per conseguire il suo scopo, e invoca dal cielo il coraggio
necessario per compiere l’impresa. Quindi chiede a Rocco di lasciare per breve
tempo liberi i prigioniere nel cortile del carcere. …….., gli sguardi
estasiati nella luce del giorno, i prigionieri lasciano le loro celle oscure, ma
per poco: Pizzarro, sopraggiunto, rimprovera Rocco ed ordina che i detenuti
vengano ricondotti in carcere. Mentre ciò avviene, Rocco, nell’intento di
rabbonire il governatore, gli ricorda l’impegno che ha assunto poco prima: egli
scenderà nel sotterraneo, e, con l’aiuto di Fidelio, scaverà la fossa destinata
ad accogliere il cadavere di Florestano.

Atto secondo.

Sotterraneo delle prigioni di stato. Rinchiuso nella sua cella, Florestano
mediata sul suo triste destino; e in un momento di allucinato delirio gli pare
di vedere l’immagine angelicata della sposa discendente a lui per guidarlo
“verso la libertà, nel celeste regno”, mentre Florestano ricade in un estenuato
torpore, giungono Rocco e Leonora, muniti di arnesi da scavo; devono liberare
l’apertura di una vecchia cisterna, nella quale far sparire il cadavere del
prigioniero. Questi, ridestato dal rumore, rivolge qualche parola a Rocco
attirando l’attenzione di Leonora che finalmente rivede il proprio sposo.
Florestano, che non ha riconosciuto Leonora riceve dalle sue mani un po’ di cibo
e di bevanda con il consenso commosso di Rocco. Ma ecco Bizzarro, pronto ad
uccidere di propria mano Florestano per seppellirlo prima dell’arrivo del
ministro: il governatore leva il pugnale contro la sua vittima, ma Leonora si
interpone tra i due brandendo una pistola: in quel momento alcuni squilli di
tromba annunciano l’arrivo del ministro don Fernando. Furente e sgomento,
Pizzarro è costretto ad allontanarsi con Rocco, mentre Leonora e Florestano,
ormai ricongiunti, si stringono in un abbraccio. L’ultima scena dell’opera si
svolge nel cortile della fortezza, gremito di popolo convento per festeggiare il
ministro il quale, interprete della volontà del re, ha posto fine ai soprusi e
ha concesso indulto ai prigionieri di stato. Giungono Florestano ed Eleonora
accompagni da Rocco il quale narra al ministro le traversie sofferte dalla
coppia, invocando giustizia. Con gioia e stupore don Fernando riconosce in
Florestano l’amico creduto morto; provvede quindi a punire Pizzarro per gli
abusi commessi. La vicenda si conclude con la celebrazione collettiva degli
ideali di amore e libertà, mentre Leonora scioglie la catena allo sposo.